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Settembre 25, 2026

Welfare e welcome: il futuro dei piccoli Comuni e delle aree interne

Come ripensare il futuro dei piccoli Comuni e delle aree interne italiane? È questa una delle domande al centro dell’intervento di Angelo Moretti, presidente della Rete di Economia Civile Sale della Terra, al convegno “La strategia della Puglia per i territori più fragili”, promosso dalla Regione Puglia il 25 settembre 2026 alla Fiera del Levante di Bari.

Al centro della riflessione, una prospettiva che attraversa da anni il lavoro di Sale della Terra e della Rete dei Piccoli Comuni del Welcome: superare l’idea dei piccoli centri come territori da assistere e riconoscerli come luoghi nei quali sperimentare nuovi modelli di welfare di comunità, sviluppo locale, accoglienza e convivenza.

Aree interne e piccoli Comuni: cambiare prospettiva

Il primo passaggio è culturale.

Le aree interne vengono spesso raccontate a partire da ciò che manca: servizi, popolazione, opportunità di lavoro, collegamenti. Una lettura che rischia di identificare lo sviluppo con la semplice riproduzione del modello delle grandi città nei territori più piccoli.

Ma i piccoli Comuni non devono necessariamente replicare le funzioni e i modelli delle aree urbane.

Possono costruire un proprio modello di sviluppo, a partire dalle caratteristiche specifiche delle comunità che li abitano, dalle risorse disponibili e dalle relazioni che già esistono sul territorio.

La dimensione della questione è significativa: circa il 70% dei Comuni italiani ha meno di 5.000 abitanti. Sono territori nei quali si concentrano alcune delle principali sfide delle aree interne: spopolamento, invecchiamento demografico, riduzione dei servizi e difficoltà nel mantenere una presenza stabile di popolazione.

Il tema, quindi, non è soltanto contrastare lo spopolamento dei piccoli Comuni, ma creare le condizioni perché sia ancora possibile vivere, lavorare, abitare e costruire relazioni in questi territori.

Da qui l’immagine utilizzata da Moretti: quella delle stelle che continuiamo a vedere anche quando sono già scomparse. Alcuni piccoli Comuni rischiano di essere ancora presenti sulla carta, ma di perdere progressivamente le condizioni demografiche e sociali necessarie per restare comunità vive.

Welfare di comunità: non solo servizi, ma infrastruttura sociale

È in questo scenario che assume un ruolo centrale il welfare.

Per lungo tempo il welfare è stato interpretato soprattutto come risposta alle situazioni di bisogno: servizi sociali, prestazioni, assistenza e protezione delle persone più fragili.

Nelle piccole comunità, però, il welfare può assumere una funzione più ampia.

Può diventare un elemento di attrazione, coesione e sviluppo locale: non soltanto qualcosa che interviene quando una persona è in difficoltà, ma una delle condizioni che rendono un territorio più abitabile per tutte e tutti.

È la prospettiva del welfare di prossimità e del welfare di comunità: sistemi capaci di entrare nella vita quotidiana dei territori, costruendo relazioni tra persone, servizi, istituzioni e realtà sociali.

È anche l’immagine del sale che accompagna il lavoro della Rete di Economia Civile Sale della Terra. Il sale, nella giusta misura, non è un elemento separato dal cibo: contribuisce al suo equilibrio complessivo.

Allo stesso modo, un welfare efficace non dovrebbe essere una struttura separata dalla comunità, ma attraversare le relazioni, i servizi, il lavoro, la scuola, l’abitare e la vita quotidiana.

Dal welfare al welcome: una nuova idea di accoglienza

Da questa impostazione nasce il passaggio “dal welfare al welcome”.

Il welcome non coincide soltanto con l’accoglienza delle persone migranti. È un modo di costruire comunità.

L’esperienza dei Piccoli Comuni del Welcome parte proprio da questa intuizione: l’accoglienza può diventare una politica territoriale capace di produrre inclusione, relazioni e sviluppo.

La Rete dei Piccoli Comuni del Welcome è nata per collegare le politiche di accoglienza e inclusione con la rigenerazione dei territori a rischio di spopolamento. L’obiettivo è trasformare il welfare locale in una leva di coesione sociale e sviluppo delle aree interne.

Un Comune che costruisce le condizioni per accogliere una persona migrante costruisce, contemporaneamente, una comunità più capace di accogliere anche una persona con disabilità, una famiglia, un nuovo lavoratore, un turista, un giovane che vuole tornare o una persona che sceglie per la prima volta di abitare quel territorio.

L’accoglienza diventa così una delle espressioni della capacità di una comunità di creare appartenenza.

Non si tratta semplicemente di aggiungere un servizio rivolto a una categoria specifica, ma di rafforzare la capacità complessiva di un territorio di accogliere, includere e generare opportunità.

Piccoli Comuni del Welcome: dall’accoglienza allo sviluppo locale

Nella Rete dei Piccoli Comuni del Welcome questa prospettiva si traduce in esperienze concrete: accoglienza diffusa, progetti SAI – Sistema Accoglienza e Integrazione –, welfare personalizzato, budget di salute, inserimento lavorativo, servizi educativi, cooperative di comunità e nuove forme di welfare di prossimità.

L’obiettivo è mettere in relazione le politiche sociali con lo sviluppo locale.

L’accoglienza delle persone migranti, infatti, può diventare parte di una strategia più ampia per contrastare lo spopolamento e rafforzare le comunità locali. È una visione che Sale della Terra porta avanti attraverso il lavoro nei piccoli Comuni e nelle aree interne, collegando welfare, inclusione sociale, lavoro e sviluppo territoriale.

In questa prospettiva, chi arriva non è soltanto destinatario di una politica sociale, ma può diventare parte attiva della comunità.

E chi accoglie può beneficiare della costruzione di nuove relazioni, competenze e opportunità.

Le relazioni come infrastruttura delle aree interne

Uno degli elementi centrali di questa visione è la relazione.

Nei piccoli Comuni, dove le distanze sono ridotte e le reti sociali possono essere più dense, la relazione può diventare una vera infrastruttura territoriale.

Non è un elemento accessorio rispetto ai servizi: è una delle condizioni che permettono ai servizi di funzionare e alle comunità di rimanere vive.

Per questo il welfare di prossimità non riguarda soltanto l’erogazione di prestazioni. Riguarda la possibilità di costruire reti tra persone, famiglie, amministrazioni, servizi pubblici, cooperative, associazioni e imprese.

È un modello nel quale la cura della fragilità non viene separata dalla vita della comunità, ma diventa parte di una più ampia politica di sviluppo sociale.

Le aree interne come laboratorio di innovazione sociale

Ripensare i piccoli Comuni significa anche riconoscere che le soluzioni sperimentate nelle grandi città non possono essere semplicemente trasferite nei territori più piccoli.

Un nido di comunità, un servizio educativo integrato, un percorso di inserimento lavorativo, una cooperativa di comunità o una rete di accoglienza possono assumere forme differenti proprio perché differenti sono le dimensioni, le risorse e le relazioni che caratterizzano le aree interne.

L’obiettivo non è quindi colmare una distanza rispetto alle città, ma costruire modelli coerenti con la specificità dei territori.

È qui che le aree interne possono diventare veri e propri laboratori di innovazione sociale: luoghi nei quali sperimentare nuove forme di welfare, economia sociale, accoglienza e partecipazione.

La Strategia regionale per le Aree Interne della Puglia si muove nella stessa direzione, individuando tra le priorità la rigenerazione dei borghi e degli spazi di comunità, nuovi servizi, nuove opportunità di lavoro, innovazione sociale e welfare di comunità, valorizzazione del patrimonio e sviluppo delle economie locali.

Ripensare il futuro dei piccoli Comuni

Ripensare il futuro dei piccoli Comuni significa quindi cambiare la domanda.

Non soltanto: come possiamo impedire che questi territori si spopolino?

Ma anche: quali condizioni possiamo costruire perché le persone scelgano di restare, tornare o arrivare?

Il welfare può essere una di queste condizioni.

Servizi accessibili, relazioni di prossimità, opportunità di lavoro, accoglienza, abitare, educazione e partecipazione possono contribuire a rendere un territorio non soltanto più protetto, ma più desiderabile.

È una prospettiva che attraversa il lavoro quotidiano della Rete di Economia Civile Sale della Terra: non guardare ai piccoli Comuni come territori da assistere, ma come comunità nelle quali investire.

Il passaggio è dunque dal welfare al welcome: dalla semplice risposta ai bisogni alla costruzione delle condizioni perché le persone possano abitare, partecipare e contribuire alla vita di una comunità.

Perché un territorio vive quando le persone che lo attraversano possono diventare parte della sua storia.

E perché, proprio come il sale, il welfare più efficace è quello che riesce a entrare nella vita di una comunità senza separarsi da essa.

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