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Al SAI di Chianche la favola di Asad e Roberta

Sembra una favola e, in effetti, gli elementi ci sono tutti perché lo sia. C’è un lui e c’è una lei. E, nel mezzo, c’è una bellissima bambina di appena cinque mesi.

A fare da antagonista, invece c’è il mare, c’è la rotta dal Marocco, ci sono le incognite e i pericoli di una traversata della speranza.

Questa che è successa a Chianche, è la storia di Asad e Roberta (nomi di fantasia, ndr), due giovani che, appena al di fuori delle mura del SAI del piccolo centro irpino, si sono conosciuti e si sono innamorati. Proprio come accade nelle migliori favole.
Asad, 27 anni, è arrivato presso il centro d’accoglienza coordinato da Morgana Nardone a cavallo tra il 2022 e il 2023. Il suo, ha spiegato la responsabile, è stato un regolare e lineare percorso di inserimento, progressivo e costante, nel programma della struttura d’accoglienza del paesino irpino.
Grazie all’impegno e alla dedizione degli operatori del SAI, il giovane ha ottenuto documenti e protezione, è stato formato e avviato a diversi lavori e imparato la lingua italiana. Ha cominciato, pian piano, ad inserirsi nel contesto sociale e culturale locale.
Tutto ‘regolare’, insomma, fino a quando, racconta Morgana, “Asad ha cominciato a trascorrere le notti al di fuori del SAI”. Dopo un po’ di ‘indagini’ sulle ragioni di queste assenze, ecco scoperto il ‘mistero’.

C’era una ragione per quelle ‘fughe’ notturne. La ragione aveva un nome, quello di Roberta, originaria di Chianche. La ragione aveva anche un perché: l’amore che i due ragazzi nutrivano e nutrono l’uno per l’altra. L’amore. La forza che muove il mondo. Quella forza che, in fondo, è in grado di superare ogni sorta di barriera etnica, sociale, culturale o antropologica. Quella forza capace di azzerare ogni sorta di distanza, fisica o mentale che sia. Chianche è un paese piccolo, “ci si conosce tutti – ha osservato Morgana – Niente di più facile che Asad abbia conosciuto Roberta passeggiando per strada, o magari al bar, o ancora all’alimentari”. La ‘chimica’ ha fatto il resto. Dopo un po’, dopo l’‘abbandono’ da parte di Asad della struttura d’accoglienza irpina, il giovane marocchino è ovviamente uscito dal programma ed è andato a convivere con quella ragazza conosciuta solo a poche centinaia di metri dal Sai. Oggi, insieme, stanno tirando su la loro bimba venuta al mondo appena 5 mesi fa.

Quale forma più forte d’integrazione di questa? Quale più forte testimonianza del fatto che siamo tutti uguali? Tutti. Indipendentemente dal Paese e dalla cultura d’origine, indipendentemente da usi e costumi della cultura di provenienza, dall’età anagrafica. Indipendentemente e, prima di tutto, ciascuno di noi ha un cuore. Un cuore che sa battere ed emozionarsi, un cuore che vuole e sa innamorarsi e che sa sognare ancor prima e ancor più del nostro cervello. Semplicemente, siamo tutti umani e, come tali, siamo dotati della capacità di provare sentimenti, in virtù dei quali diventiamo più abili all’accoglienza dell’altro, al compromesso, alla condivisione reciproca. Senza pregiudizio. Perché, alla fine, siamo fatti tutti della stessa ‘sostanza’. La storia di Asad e Roberta ha sicuramente rappresentato un fuori programma nell’organizzazione e nella ‘routine’ del Sai, un fuori programma che non ha mancato di ‘fare rumore’ nella piccola realtà di Chianche. Ma questa volta, più che di un rumore, si è trattato di un risuonare: il risuonare del pianto di una bambina nata dall’amore di chi ha saputo guardarsi negli occhi senza sovrastrutture e senza preconcetti. Ad appena 5 mesi, la piccola rappresenta il frutto della forma migliore e più potente di integrazione che ci si potesse aspettare e augurare per Asad. Un ragazzo partito da lontano, sfidando il mare verso l’ignoto, e approdato in un porto sicuro qual è, appunto, una nuova, ‘propria’ famiglia.

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