Sono 25, attualmente, i beneficiari del Sai di Chianche, coordinato da Morgana Nardone.
Ci sono donne e uomini singoli dai 18 anni in su e, per la prima volta nella storia del centro d’accoglienza della cittadina irpina, c’è un nucleo familiare.
E’ una famiglia di origine nigeriana quella che ha trovato accudimento e protezione a Chianche: una mamma, un papà, e due bimbi meravigliosi che non hanno mancato, sin dal loro arrivo sul territorio, di destare gioia e felicità sia all’interno del SAI che in città.
Sono una bimba di 5 anni e un bimbo che di anni ne ha appena tre.
Un’esperienza completamente nuova per gli operatori del Sai che li ha messi di fronte a nuove sfide ma anche a nuove e importanti possibilità di crescita umana e professionale.
Un’avventura cominciata da una mail inviata dal Servizio centrale di accoglienza con cui si faceva richiesta di presa in carico della famiglia a Chianche dato l’elevato numero di richiedenti.
“Ne abbiamo subito parlato con il sindaco – racconta Morgana – che ha immediatamente accettato l’idea con entusiasmo”.
Prima dell’inserimento effettivo nel programma, Morgana, insieme al mediatore culturale Musah Awadu, ha avuto un colloquio preventivo con la famiglia, precedentemente accolta dalla Caritas diocesana di Benevento. Poi, il 13 ottobre scorso, l’entrata ufficiale della famiglia nigeriana nel programma del Sai avellinese.
Un evento che, “come tutte le belle novità – osserva Morgana – ha portato un grande entusiasmo nell’equipe. La gioia di avere dei bambini nel Sai – ha aggiunto la coordinatrice – ha investito anche la cittadinanza anche perché a Chianche non ci sono molti bambini”.
Una vera e propria ventata di gioia e di vita, insomma, non solo per il territorio ma anche per i piccoli beneficiari subito iscritti presso la scuola dell’infanzia di Sant’Angelo a Cupolo frequentata dagli altri bimbi di Chianche.
“Tra compleanni, recite, laboratori musicali e attività di varia natura condivisi con i bimbi del posto, i piccoli nigeriani si sono subito sentiti parte di qualcosa di nuovo, di bello. Di inclusivo”. Non mancano certo le difficoltà com’è naturale ogni qualvolta ci si imbatte in un’esperienza nuova. “I problemi maggiori che abbiamo riscontrato in questo lasso di tempo – racconta ancora la coordinatrice del Sai – sono legati al fatto che non è semplice far capire ai genitori, in questo caso, che i loro bimbi sono beneficiari come loro e che, come tali, hanno stessi diritti ma anche stessi doveri. In secondo luogo a rendere la ‘sfida’ più avvincente, il carattere culturalmente più chiuso e riservato dei nigeriani che tendono a creare tra di loro gruppi a se stanti”.
Il lavoro di integrazione, comunque, procede, soprattutto sul fronte della ricerca di un’occupazione per i genitori dei bimbi che, al momento, rappresentano il motivo più grande di gioia legato a questa nuova esperienza per il centro d’accoglienza cittadino. I bambini sono sereni, sono felici e, con i compagni di Sant’Angelo, si sentono parte di un gruppo coeso e strutturato.
“Con i bambini è sempre tutto più semplice – conclude Morgana – dal momento che tra di loro non ci sono sovrastrutture né preconcetti ma ‘solo’ il fatto di essere tutti ugualmente bambini”.
Inserimenti abitativi sempre più frequenti, incremento dell’integrazione lavorativa delle donne, accoglienza di nuclei familiari: la crescita del Sai di Chianche continua tra nuove sfide e vecchi problemi che, come in ogni ‘famiglia’ che si rispetti, non mancano mai.
“Spesso ci ritroviamo a gestire litigi in casa tra coinquilini. Litigi che, a volte, sono anche di una certa importanza. Molto di frequente accade, ad esempio, che all’interno di una stessa unità abitativa si creino dinamiche di emarginazione. C’è stato un caso – ricorda Nardone – di tre bengalesi arrivati in struttura insieme. Niente di più immediato e ‘scontato’ per noi che sistemarli in una tripla. Non ci è voluto molto, però, perché ci accorgessimo che uno dei tre veniva ‘emarginato’ dagli altri due per questioni legate alle diverse etnie e sistemi culturali di appartenenza. Li abbiamo subito messi in riga – ha sottolineato Morgana – ed evitato assolutamente di separarli”.
Perché a Chianche la sfida è anche questa: trovare, con il dialogo continuo e costruttivo, soluzioni concrete ad eventuali problemi legati alla convivenza, soprattutto se questa comporta un incontro continuo di culture, tradizioni e costumi differenti.



