Una ruota piena di raggi ciascuno dei quali concorre alla possibilità di muoversi della ruota stessa.
Lungo un raggio corre la decisione di affidarsi e fidarsi dei beneficiari, lungo un altro la professionalità degli operatori del Sai di Chianche, poi c’è il raggio della tenacia e della perseveranza, e ancora quello della fortuna, perché ci vuole anche un pizzico di fortuna nella vita. Ancora. Ci sono il raggio dell’empatia e quello della rete tra collettività ed enti attivi nel terzo settore. Al centro, nel bel mezzo della ruota, a fare da perno a tutti i raggi, ci sono le politiche d’integrazione sociale e, non secondaria, la volontà di perseguirle.
E’ l’integrazione che, a Chianche, continua ad avanzare a passi da gigante. Perché nel piccolo paesino irpino, il Sai, coordinato da Morgana Nardone, porta a casa un risultato di enorme valore sociale, civile, umano: i primi inserimenti lavorativi di donne beneficiarie del programma di accoglienza sul territorio cittadino.
“Un’operazione – ha commentato Morgana – sempre risultata difficile in loco”.
Quattro, al momento, le donne assunte con regolare contratto di lavoro. Tre di loro hanno tra i 60 e i 30 anni e avevano fatto richiesta agli operatori del Sai di essere supportate nella ricerca di un lavoro come badanti presso famiglie del posto. Dopo un lungo lavoro di ricerca, dopo vari tentativi, Morgana e il suo team sono riusciti nell’impresa. Un’impresa non da poco che porta con sé anche altri tipi di risultati. Soprattutto, ha spiegato Morgana, l’ulteriore potenziamento del fattore integrativo.
“Ovviamente – ha sottolineato la responsabile del Sai – stando in una famiglia, queste donne hanno la possibilità di integrarsi meglio e prima. Imparano più velocemente l’italiano e si avvicinano in modo repentino e quasi ‘obbligato’ alla cultura locale, dalle tradizioni gastronomiche ai valori sociali e civili del posto”.
Altamente positivo, inoltre, il feedback delle famiglie che hanno assunto le tre donne, che non a caso hanno deciso di proporre loro un regolare contratto di lavoro. A questi primi tre inserimenti lavorativi, se ne è aggiunto un quarto: “C’era un’altra richiedente che, come desiderava, ha trovato un impiego in una sartoria in un paese dell’Avellinese non molto distante da Chianche”. Anche in questo caso si tratta di una donna “perfettamente inserita e integrata nella comunità locale e che, a questo punto, è ormai prossima all’uscita dal Sai”.
Sì. Perché il lavoro è, probabilmente, una delle forme più alte dell’integrazione, il risultato di un percorso progressivo di inserimento umano, prima che sociale e culturale. Il lavoro è ciò che ti rende libero, ciò che ti consente di ‘essere’. Semplicemente di ‘essere’.
E’ la più alta forma di dignità e di emancipazione da un ‘luogo protetto’ quale può essere un centro di accoglienza e integrazione; è autonomia mentale prima che materiale.
E’, in sostanza, la dimostrazione che il percorso svolto al Sai ha seguito la giusta traiettoria.
“E’ da quasi quattro anni che sono responsabile dei questa struttura – ha commentato Morgana – Sono i nostri beneficiari, con i loro successi e le loro difficoltà, con i loro piccoli traguardi quotidiani, che mi tengono legata con passione a quello che faccio. Se perdessi il contatto con loro e mi relegassi in ufficio con le scartoffie, perderei sicuramente il mordente e la voglia di svolgere questo lavoro. L’inserimento lavorativo femminile è per noi un successo enorme, anche più degli inserimenti abitativi che riusciamo a fare sempre più di frequente. Questo perché è sempre stato molto difficile per le donne integrarsi da un punto di vista occupazionale ma, evidentemente, gli sforzi e l’impegno che mettiamo tutti i giorni per seguire e sostenere i nostri beneficiari, unitamente alla loro disponibilità ad una sfida importante quale può essere quella di impegno lavorativo, hanno e stando portando i loro frutti”.



