charity4
charity4
Prime accoglienze nei comuni di Pietramontecorvino e Roseto Valfortore, ampliamenti del SAI di San Bartolomeo in Galdo
Ottobre 3, 2024
‘Cutro-Lecce’ all’ex Convitto Palmieri. Calopresti: anche i migranti hanno bisogno di Dio
Ottobre 5, 2024

Il percorso di Ibrahima nel SAI di Pietrelcina

“Finalmente sono felice. Felice di tutto il percorso che ho fatto al Sai e di tutto quello che sono riuscito a realizzare. Al centro d’accoglienza mi sono sentito a casa. Anche al lavoro mi trovo benissimo, ho fatto amicizia con tutti i miei colleghi. Oltre che cameriere, sono diventato un pizzaiolo e la mia pizza preferita è senza dubbio la Margherita. Anche nella mia nuova casa sto bene. Sono davvero un uomo nuovo, la mia vita è completamente cambiata”. Sono le parole, commosse e anche un po’ imbarazzate, di Ibrahima Sy, ormai ex beneficiario del Sai di Pietrelcina coordinato da Valeria Crafa. Non è stata certo tutta rose e fiori la sua storia, anzi. Ma la sua, quella di Ibra, è senza dubbio una storia di integrazione perfetta. Ibra è l’esempio, in carne ed ossa, del fatto che nonostante tutte le difficoltà che la vita ti mette di fronte, con impegno, costanza, dedizione e, soprattutto, con l’aiuto giusto, tutti i sogni possono realizzarsi.

Del suo passato in Senegal, della sua infanzia finita troppo presto, preferisce non parlare. Così come delle dinamiche del viaggio che ha dovuto affrontare per raggiungere l’Italia. Proveniente dal centro per minori non accompagnati di Santa Croce del Sannio, nel febbraio del 2019, Ibrahima, appena maggiorenne, ha varcato le soglie del Sai di Pietrelcina. Sin dal suo ingresso nel centro d’accoglienza, ha partecipato attivamente a tutte le attività proposte dagli operatori, da quelle ricreative a quelle educative, formative ed integrative. Non solo. Con grande entusiasmo, il ragazzo si è anche lasciato coinvolgere in attività promosse e organizzate in collaborazione con l’amministrazione comunale e associazioni sociali e culturali locali avviando e progressivamente incrementando il suo livello di integrazione sul territorio del piccolo centro sannita. In particolare, Ibra ha collaborato in prima persona all’organizzazione del torneo di calcetto per l’ASD football club Sporting Pietrelcina.

Contemporaneamente ha investito energie e profuso impegno anche nella sua formazione scolastica ottenendo la licenza di scuola media presso il Cpia del paese. Determinato e ambizioso, il ragazzo ha mostrato e manifestato la sua volontà di proseguire gli studi: con impegno, una naturale predisposizione all’apprendimento e tanta buona volontà, è stato supportato dagli operatori del Sai nella sua scelta ed è stato guidato nell’inserimento scolastico presso l’istituto alberghiero di Benevento Ipsar ‘Le Streghe’. Aveva il sogno di lavorare nel mondo della ristorazione e la determinazione di coronarlo quel sogno, a qualsiasi costo.

Così, nel dicembre del 2019 ha iniziato un tirocinio formativo di sei mesi presso un punto di ristorazione del luogo, dove è subito stato assunto prima con un contratto a tempo determinato e poi a tempo indeterminato. Non contento, ha deciso, con le sue forze, di partecipare anche ad un corso di formazione per pizzaioli organizzato dalla Fapas (ente di formazione professionale) di Benevento. Intanto, tra un piatto in cucina e qualche pizza, forte anche della sua ottima conoscenza della lingua italiana, Ibrahima è riuscito a prendere in pochissimo tempo la patente di guida. C’era ancora un passo da compiere: l’inserimento abitativo. Con la tenacia di pochi e forte anche dei suoi guadagni, Ibra si è quindi messo alla ricerca di un’abitazione che rispondesse alle sue necessità e, non appena trovata, si è stabilito proprio a Pietrelcina, la città che, dal Sai, gli ha aperto le porte di una nuova vita.

Nel mese di gennaio del 2024, Ibrahima ha ottenuto la protezione e a inizio maggio ha lasciato definitivamente il programma del centro d’accoglienza di via Roma. “Ibrahima è entrato nel nostro Progetto nel 2019 appena maggiorenne, in un momento storico particolare per l’immigrazione – ricorda la responsabile Valeria Crafa – Il vecchio ‘Sprar’ era diventato ‘Siproimi’ e i richiedenti asilo, come Ibra, non avevano accesso ai fondi dell’integrazione. Ma questo non lo ha fermato: ha sempre avuto ben chiari i suoi obiettivi. Ha ottenuto il diploma di terza media, senza perdere d’occhio il sogno di lavorare in un ristorante. Così, ha affrontato con successo due tirocini nel campo della ristorazione e, con i suoi guadagni, ha ottenuto la qualifica di pizzaiolo. Stesso zelo per il conseguimento della patente di guida. Insomma, una strada certamente in salita la sua, ma ricca di grandi soddisfazioni. Oggi – aggiunge la coordinatrice del Sai – lavora stabilmente in un ristorante di Pietrelcina, ha affittato casa nel centro storico, è perfettamente integrato nel territorio, conosce perfettamente il paese che lo ospita e ha imparato anche il nostro dialetto: è un ‘pucinaro’ doc. Per noi – conclude Valeria – vederlo realizzato e contento è fonte di una gioia immensa; il fatto che abbia scelto di rimanere nel piccolo paese che lo ha accolto è per noi una bellissima soddisfazione”.

Ibrahima è arrivato in Italia con una valigia pesante, con la valigia di chi ha fatto tanta strada per arrivare alla sua meta. Una valigia, la sua, piena di ricordi, anche dolorosi. I ricordi di un bambino che ha dovuto crescere in fretta, che ha dovuto affrontare un lungo viaggio verso l’ignoto, verso un mondo nuovo, una cultura nuova. Un viaggio pieno di incertezze e punti interrogativi. Ma non solo paure: dal Senegal il ragazzo ha portato con sé tanti sogni. Forse ancora più numerosi delle paure che gli facevano tremare il cuore. E’ arrivato in Italia con le idee ben chiare su quello che voleva diventare. E, soprattutto, su quello che non avrebbe voluto essere. Ibrahima voleva dalla vita una nuova possibilità, l’occasione di poter realizzare i propri sogni e le proprie ambizioni. Voleva imparare l’italiano e l’ha fatto. Voleva studiare e formarsi lavorativamente. Lo ha fatto con risultati tanto eccellenti da fargli ottenere, nel giro di pochi mesi, un contratto a tempo indeterminato proprio nel settore in cui voleva realizzarsi. Ibrahima voleva un tetto sulla testa, un posto da poter chiamare casa. Un posto in cui sentirsi a casa. E non si è fermato fino a quando non l’ha trovato. E per ‘casa’, ha scelto proprio Pietrelcina, la sua nuova città, la città in cui, tra le mura del Sai, ha trovato professionalità, competenza, umanità, serietà, empatia e supporto.

Articoli

Leggi altri articoli

Luglio 17, 2026

Welfare Meridiano: l’innovazione sociale che ripensa lo Stato sociale partendo da Sud

Lo scorso 10 luglio, nell’ambito degli incontri organizzata in occasione del Decennale “Sale della Terra”, il Palavetro di Pietrelcina ha ospitato, dopo il panel sul #Welcome, […]