Quando una famiglia che lascia la sua terra decide di restare in un posto, di mettere radici in quel posto, di crescerci i suoi figli, è perché quel posto lo sente suo, lo sente ‘giusto’ e congeniale alle proprie esigenze. Lo sente ospitale, ‘amico’. Diverse la provenienza, la composizione, le dinamiche interne, diversa la strada percorsa. Una sola la scelta: restare sul territorio di Castelpoto. E’ quanto hanno fatto tre famiglie che hanno beneficiato del programma di accoglienza del Sai sannita coordinato da Giulia Pellizzari.
Il primo nucleo familiare ad entrare a far parte del progetto e il primo a scegliere di restare in paese è stato un nucleo ghanese: Ahmed, 44 anni, è arrivato al Sai con la moglie 39enne, Ayshetu, e con i loro 5 figli. Omar ha 10 anni, Khadija Miriam ne ha 8, Ahmadu 6, Abdul 4 e, per finire, la piccola Saida che di anni ne ha appena 2. Un bel da fare per Ayshetu, impegnata quotidianamente con la cura dei bambini e della casa. Tutti concordi al Sai nel parlare del loro come di “un bel percorso di integrazione”. Lui ha fatto un tirocinio presso il centro d’accoglienza, lei vari corsi di formazione. Ahmed ha lavorato con il Consorzio Sale della Terra e ha poi trovato un impiego come panettiere. Un mestiere in cui il 44enne ha trovato la sua vocazione e la sua passione, tanto da scegliere di perseguire quella strada. “Sono integrati benissimo in paese – commenta Giulia – li conoscono tutti e loro conoscono tutti. Lui ha preso la patente e guida benissimo: la famiglia, nel suo complesso, è perfettamente autonoma. Ahmed porta i figli a scuola a Castelpoto ogni mattina prima di recarsi al lavoro, è un bell’esempio per loro. Ayshetu, invece, è una bravissima sarta ma, con cinque figli a cui badare, fa la mamma a tempo pieno. Anche lei ha fatto un bel percorso di integrazione, non sa leggere e scrivere ma parla e comprende bene l’italiano ed è perfettamente inserita nel territorio”.
Numerosa anche la famiglia di Ismail, 40 anni, giardiniere. E’ arrivato in Italia dalla Nigeria con Aminat, 32 anni, Wahab, primogenito di 11 anni, e con le tre figlie femmine, Khadija di 10, Nimotalahi di 8 e Aysha di 5 anni. Anche il nucleo familiare di Ismail è perfettamente inserito sul territorio di Castelpoto, a partire dai bambini, tutti iscritti a scuola in città. Hanno legato perfettamente con i compagni e, ogni mattina, non vedono l’ora di andare a scuola per rivederli. Quanto al percorso formativo e integrativo di mamma e papà, entrambi hanno svolto diversi corsi e tirocini, soprattutto lui, che ha cambiato diversi lavori fino a trovare la sua ‘dimensione’ come giardiniere. Ismail e Aminat sono una coppia particolarmente attenta, tanto che da poco hanno ottenuto la casa popolare. Sono vigili, scrupolosi e molto attivi per quanto riguarda tutto quanto possa aiutarli a migliorare ulteriormente la loro condizione. Pensano al loro futuro e a quello dei bambini, in particolare per quanto riguarda bandi e possibilità di agevolazioni. La coppia, inoltre, è sempre in contatto con i servizi sociali, ha mantenuto e tiene vivi anche i rapporti col Sai che resta per loro un punto di riferimento per ogni problema o difficoltà. Un punto di riferimento ma anche un posto pieno di amici da chiamare al telefono o andare a trovare.
Chaudry Ul Haq, 43 anni è arrivato a Castelpoto dal Pakistan insieme a sua moglie Asifa: entrambi si impegnano per il futuro loro e dei loro figli: la 17enne Fajar, il 16enne Yahya e i fratelli più piccoli, Ibrahim di 13 anni e Khadija di 8. Sia Chaudry Ul Haq che Asifa hanno preso parte a diversi corsi e tirocini all’interno del Sai. Lui, in particolare, proprio grazie al centro di accoglienza, ha preso la patente Cqc, fatto un tirocinio in loco e, dopo aver cambiato moltissimi lavori, è attualmente impiegato, con soddisfazione, come corriere. Asifa, invece, tra i vari corsi svolti, ha mostrato una particolare attitudine e passione per l’arte della pizza: ha fatto un tirocinio e poi svolto un corso come pizzaiola con ottimi risultati, anche se poi non ha proseguito per quella strada per dedicarsi alla cura dei quattro figli. A differenza degli altri due nuclei familiari, i figli di Chaudry Ul Haq e Asifa sono già grandicelli: solo l’ultima, Khadija, frequenta le Elementari a Castelpoto. I fratelli, invece, frequentano le scuole Medie e le Superiori nel capoluogo sannita. Tutti e 4 i ragazzi, comunque sono perfettamente inseriti a livello sociale, sia a scuola che, in generale, in paese. Anche la famiglia di Chaudry Ul Haq conserva e alimenta un rapporto speciale col Sai che resta, sempre e comunque, un punto di riferimento.
“Sicuramente il fatto che queste tre famiglie abbiano deciso di restare a Castelpoto è un grande successo per noi – commenta Giulia Pellizzari – Avendo un Sai in un territorio così piccolo non è stato scontato essere riusciti a farli inserire e, ancor di più, a indurli a scegliere di restare in paese. Credo che la loro scelta significhi che abbiamo fatto un buon lavoro, che comunque si sono sentiti accolti. Tutte le famiglie che accogliamo ci restano nel cuore, ma nei confronti di quelle che restano, nascono dei sentimenti particolari, si crea un legame che non si spezza. Il paragone può sembrare un po’ forte, ma il sentimento è quello di una madre che cresce i propri figli e poi li tiene vicini o lontani. Proprio come genitori, ci sentiamo comunque responsabili della vita delle famiglie che accogliamo e assistiamo: cerchiamo di dargli tutti gli strumenti e i mezzi per integrarsi ed essere autonomi, quindi vederli realizzati ed averli vicini è per noi fonte di soddisfazione ma anche di tranquillità, come se, proprio come una madre, avessimo la possibilità di ‘controllarli’ e assicurarci che stiano bene”.



