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La storia del ricongiungimento familiare di Rahma e Khaled al SAI di Sassinoro

Li guardi negli occhi e quello che vedi è la tranquillità, quella vera, quella del cuore. Ma soprattutto vedi gratitudine.
Sono grati alla vita che gli ha dato una seconda possibilità e a chi, l’equipe del SAI di Sassinoro, ha contribuito a rendere quella possibilità concreta.
Khaled è arrivato in Italia dalla Tunisia via mare nel marzo del 2023. Un viaggio della speranza il suo. La paura come compagna di viaggio. Una paura che non l’ha abbandonato nemmeno dopo l’arrivo nel Belpaese. No. Perché sapeva che anche sua moglie, Rahma, 29 anni, avrebbe dovuto affrontare quella stessa sfida. E lo avrebbe dovuto fare con i loro figli, Amir Taimour di 4 anni e Anas che di anni ne ha quasi 3.

“Sono dovuto scappare dalla Tunisia all’improvviso, la mia vita era in pericolo. Ma il pensiero di lasciare la mia famiglia – ricorda il 33enne – il pensiero del viaggio che avrebbero dovuto sostenere, il pensiero dei rischi che avrebbero dovuto correre mi hanno fatto stare male. Dovevano sfidare il mare come avevo fatto io, ma da soli. Non ci sarei stato io a prendermi cura di loro e a proteggerli”.

Il cielo ha sorriso a tutti. Sono arrivati tutti, sani e salvi, in Italia. Lui a marzo, lei, con i bambini, nove mesi dopo.
Rahma, Amir e Anas, una volta arrivati in Italia, sono stati accolti in un SAI della provincia di Avellino. Poi sono state avviate le pratiche per il ricongiungimento familiare, e dopo il passaggio in un altro SAI irpino, sono stati tutti trasferiti e accolti presso il SAI di Sassinoro.
Ed è qui, a questo punto, nel giugno del 2024, che è cominciata davvero la nuova vita del nucleo familiare tunisino.

“E’ stato difficilissimo stare tanti mesi da solo, lontano dai miei cari – commenta Khaled – il ricongiungimento è stato per noi una gioia immensa, una sogno diventato realtà”.
“Siamo arrivati in Italia con tanta voglia di ricominciare. Di ricominciare a vivere – aggiunge, commossa, Rahma – E a Sassinoro, dal primo momento in cui siamo arrivati al Sai, tutto ci è parso possibile”.

Parlando con Khaled e Rahma, con l’aiuto del mediatore linguistico Mohammed Matar, si percepisce davvero la sensazione di chi si sente amato e accolto. Finalmente al sicuro. “Sassinoro è una città molto accogliente per i bambini – osserva Khaled – è molto grande per loro anche se per me, in termini di possibilità lavorative, è decisamente più piccola. Ma quello che interessa a me e a mia moglie è solo la felicità dei bambini. Vogliamo per loro una vita diversa dalla nostra, una vita serena, sicura, stabile. E Sassinoro, in questo senso, è il posto perfetto. Vogliamo stabilirci qui anche dopo l’esperienza al Sai. Questa città ci ha accolto subito come in una famiglia e per noi questa è la cosa in assoluto più importante. Ci troviamo molto bene anche con gli altri beneficiari del Sai – aggiunge – Abbiamo instaurato un rapporto rispettoso con tutti. Con qualcuno c’è anche un rapporto di amicizia”.

Ma ciò che ha fatto la differenza per la famiglia tunisina, sono stati l’amore, la cura e l’attenzione che hanno ricevuto dai membri dell’equipe del SAI coordinato da Sara Luciano.
Rahma non parla molto, l’emozione la fa da padrona, ma a parlare ci pensano i suoi occhi, con un’espressione che sa di imbarazzo, di commozione. Di gratitudine.

Mia moglie stava molto male in provincia di Avellino – ha spiegato Khaled – Rahma soffre di alcuni piccoli problemi di salute che non sono stati presi in considerazione. A Sassinoro non solo è stata accolta come in famiglia ma, soprattutto, è stata subito sottoposta a tutti i controlli medico-sanitari di cui necessitava. Qui si stanno prendendo veramente cura di lei. La sua situazione di salute, ora, è ben curata, ben definita e ben monitorata. Ci sono tanta cura e tanta attenzione nei suoi e nei nostri confronti”.

Tra una parola e l’altra, tra una lacrima e l’altra, la chiacchierata con Khaled e Rahma si sposta dal passato al presente, dalle paure agli obiettivi che i due hanno per loro stessi e per la loro famiglia. A questo punto anche Rahma rompe il silenzio imbarazzato che l’ha accompagnata finora e le sue parole suonano all’unisono con quelle di Khaled:
“Il nostro primo e principale obiettivo era quello di ricongiungerci e ristabilirci. Adesso vogliamo trovare un’autonomia economica: entrambi vogliamo trovare lavoro, trovare una casetta dove costruire il nostro nido. Intanto stiamo frequentando il Cpia e la prossima estate sosterremo l’esame per conseguire l’esame di lingua A2”.
Voglio studiare meglio l’italiano – irrompe Rahma – ed essere un membro attivo della società. Vogliamo essere presenti al 100 per cento in questa città e dimostrare a tutti la nostra immensa gratitudine”.
“Io – aggiunge Khaled – il sogno della mia vita l’ho già realizzato: volevo avere dei figli e saperli al sicuro. Adesso vorrei solo vederli crescere bene”.
“Sì – conferma la moglie – Condivido le parole di mio marito. Voglio figli grandi e sani e voglio vederli socialmente ben inseriti in Italia. Voglio che abbiano una vita facile, che non debbano soffrire quanto abbiamo sofferto io e mio marito”.
“In Tunisia – aggiungono insieme – ci hanno insegnato a sognare cose realizzabili. Alcuni sogni, quello di avere una famiglia soprattutto, li abbiamo realizzati. Poi c’era il sogno di raggiungere l’Italia. E anche quello, a fatica e con tanto dolore e paura, l’abbiamo realizzato. Adesso guardiamo al futuro: non esistono cose impossibili, tutto, prima o poi, si potrà fare”.
“E con pazienza – sottolinea ancora Khaled – tutto sta andando per il verso giusto. All’inizio, quando eravamo in Irpinia, i bambini non stavano bene, Amir soprattutto. Lui è un bimbo molto attivo ed educato, ha sempre voglia di fare e di imparare cose nuove. E invece piangeva, non voleva andare a scuola. E’ stato davvero un ometto, un piccolo grande uomo, un bimbo forte e coraggioso. Ha affrontato la separazione familiare, il viaggio in mare, l’approccio con un mondo completamente nuovo e diverso da quello lasciato in Tunisia. E lo ha fatto sempre con il sorriso. Un sorriso che ha ritrovato, finalmente, quando siamo arrivati a Sassinoro. Qui – precisa – ha ritrovato la serenità. Adesso è lui a svegliarci al mattino per andare a scuola. Ha trovato interesse e motivazione, un ambiente favorevole e stimolante, pieno d’amore”.
E quando guardi Khaled e Rahma e chiedi loro se sono felici, la risposta è immediata, quasi irruenta, come quei sentimenti che senti talmente tanto forte che non puoi proprio contenerli.

“Se siamo felici? – rispondono – Assolutamente sì. A Sassinoro non ci hanno dato nemmeno la “possibilità” di lamentarci. Ci hanno accolti come in una famiglia, ci hanno dato tutto quello di cui avevamo bisogno e anche di più. Non abbiamo mai avuto bisogno di chiedere nulla. Nella nostra vita, in Tunisia ma anche inizialmente in Italia, siamo sempre stati gli ultimi. Ma oggi non ci sentiamo più così. E la cosa più bella, la cosa più importante, è che qui l’accoglienza è a 360 gradi, quotidiana. Non si limita al momento della presa in carico e alle formalità burocratiche. E’ di cuore. E’ amore.
Non potrò mai dimenticare l’amore mostratomi da Cecilia – ricorda Rahma riferendosi ad una delle operatrici del Sai – Eravamo in macchina con Francesco (un altro operatore del Sai, ndr) e siamo stati letteralmente investiti da un’altra auto. Sono stata trasportata d’urgenza in ospedale. Cecilia, come una mamma, è rimasta per tutto il tempo all’esterno del pronto soccorso ad attendere mie notizie e a farmi sentire la sua presenza e vicinanza”.
“L’unica cosa che possiamo fare – concludono i due – è dire grazie a questa società che ci ha dato un’occasione unica. Era per noi inimmaginabile tutto questo. Trovare persone che ti trattano come un essere umano, che non ti guardano con gli occhi del razzismo, quel razzismo che, diversamente che altrove, qui a Sassinoro non abbiamo mai visto”.
“Non importa che io sia tunisina, musulmana o altro – precisa Rahma – Siamo entrati in Italia come clandestini e Sassinoro ci ha accolto a braccia aperte. Ci ha dato tutto e anche più di quello che avessimo potuto immaginare. Tutto senza chiedere nulla in cambio se non un nostro sorriso. Adesso, finalmente, ho la tranquillità e la possibilità di riuscire ad immaginare un futuro per i nostri figli: la cosa più importante di tutta la mia vita”.

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