I bambini non mentono. I loro sguardi non mentono. E quando sono felici, quando sono sereni, basta un attimo per accorgersene. E di Kashmala, Safi e Kanwal te ne accorgi subito. Sono sereni. Adesso lo sono. Hanno ritrovato il sorriso che da molto, troppo tempo avevano perso. Hanno rispettivamente 12, 11 e 10 anni, eppure ne hanno passate già tante. I tre fratelli, due femmine e un maschio, hanno vissuto separati dal papà, Ajmal, 40enne pakistano, per oltre 8 anni.
Poi il lungo viaggio e il ricongiungimento familiare in Italia, dove i bambini l’hanno raggiunto, accompagnati dalla madre, Attia, 36 anni. Per gran parte della sua permanenza da solo in Italia, Ajmal ha vissuto in Toscana per poi ritrovarsi – finalmente – con la sua famiglia, al Sai di Sassinoro. Ed è qui, entro le mura del SAI sannita, che l’avvio di una nuova vita per la famiglia pakistana è stato ‘benedetto’ dal più lieto degli eventi possibili: la nascita di Salahuddin, avvenuta a Benevento: l’ultimo di casa Yasmeen-Muhammad compirà un anno a giorni, nel mese di dicembre.
“Ho attraversato il Pakistan e viaggiato fino alla Libia prima di arrivare in Italia”, racconta Ajmal che, incontrandoci, si ‘scusa’ per il suo italiano. “Tutto il tempo passato in Italia – spiega – l’ho trascorso prevalentemente con pakistani. E’ da poco, da quando sono a Sassinoro, che ho cominciato a imparare e a parlare l’italiano”. Di giugno, infatti, la certificazione per Ajmal del livello di conoscenza A2 della nostra lingua. Ma al 40enne non mancano le parole né la competenza lessicale per esprimere la gioia che, dopo quasi 9 anni, è tornato a provare:
“Finalmente li ho tutti con me, la mia famiglia è riunita. Ho sofferto molto. Ho sofferto veramente molto senza di loro. Mi sono mancati tantissimo e sono sempre stato preoccupato per loro sapendoli in Pakistan senza di me”.
Nemmeno il tempo di ultimare la frase che, dallo schermo del pc, fanno capolino Kashmala, Safi e Kanwal che, praticamente in coro, abbracciandolo, riprendono le parole del padre: “Anche a noi papà è mancato tantissimo ma, adesso, finalmente siamo di nuovo tutti insieme e, soprattutto, siamo felici”.
Loro, i bambini, l’italiano lo parlano benissimo. Del resto vanno tutti e tre regolarmente a scuola e sono già perfettamente inseriti sia nelle rispettive classi che nel comune di Sassinoro che li ha accolti.
“Io ho 12 anni – si presenta Kashmala – Faccio la seconda media a Morcone. Sono molto contenta di essere qui in Italia – aggiunge – Mi piace molto vivere qui. Mi piace molto Sassinoro. E poi ho tante amiche qui e con alcune di loro, spesso, esco per fare delle passeggiate, ma non la sera perché sono impegnata a fare i compiti. Sono contentissima anche dell’arrivo del fratellino. E’ bellissimo e a me piacciono molto i bambini piccoli. Papà ci è mancato moltissimo, anche a mamma, che adesso è a casa a badare a Salahuddin”.
“Anche io esco con le mie amiche – interviene Kanwal a ‘rubare la scena’ alla sorella maggiore – E anche io sono molto felice di stare qui. Al Sai sono tutti bravissimi con noi, mi trovo molto bene e loro ci vogliono bene. Io ho 10 anni – precisa – e amo giocare a pallavolo e a calcio (con i miei fratelli). Ma più di tutto mi piace tantissimo leggere. Da grande, invece, voglio fare l’insegnante d’inglese”.
“Io sono Safi – interviene il fratello – ho 11 anni e faccio la prima media, corso A, a Morcone. Amo giocare a calcio e passeggiare con i miei amici di Sassinoro. Le mie materie preferite sono la matematica e l’educazione fisica. Cosa voglio fare da grande? Ci sto ancora pensando. Per il momento, anche se non è possibile per via dei mezzi pubblici, sogno di fare scuola calcio. Vedremo”.
A rendere tutti, padre, madre e figli ancora più felici (se fosse possibile) è il rinnovo del contratto di lavoro del papà:
“Al Sai mi hanno aiutato a trovare lavoro oltre che a cominciare ad imparare l’italiano. Ho un impiego qui a Sassinoro ma con contratto a tempo determinato. Proprio l’altro giorno me l’hanno rinnovato per altri quattro mesi lasciandomi intendere la loro intenzione di assumermi definitivamente”.
Una famiglia, quella di Ajmal, che acconsentendo a lasciarsi ‘intervistare’, seppur con il comprensibile imbarazzo, ci ha consentito di entrare nel suo ‘mondo’. Un mondo a colori, un mondo in cui non esistono più paura e sofferenza ma ‘solo’ tanta gioia. La gioia di stare in un ambiente, quello del SAI, che tutti percepiscono e riconoscono come amico, come fidato e affidabile; la gioia di una famiglia che, finalmente, dorme sotto lo stesso tetto e che da quasi un anno si è arricchita di un nuovo, piccolo componente.
La gioia di un’occasione lavorativa che si rinnova e si rafforza; la gioia di tre figli che, nonostante un passato pesante, hanno ritrovato la gioia e la spensieratezza proprie della loro età.



