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La storia di Gregory: dalle bombe in Ucraina all’abbraccio del Sale della Terra

di Serena Finozzi

Una storia di quelle che non senti tutti i giorni quella di Gregory, 29 anni, costretto a lasciare la sua terra, l’Ucraina, a seguito dello scoppio della guerra che ormai da anni coinvolge il Paese. Un ragazzo solare, a cui la vita aveva, suo malgrado, spento il sorriso.

Proveniente dal Donbass, regione tra quelle storicamente più martoriate dell’Ucraina, Gregory oltre che con la guerra ha dovuto fare i conti anche con una situazione familiare e personale difficile. Orfano di padre e di madre, era appena un bambino quando ha cominciato a manifestare i segni di quella patologia che lo avrebbe accompagnato negli anni, quelle crisi epilettiche che gli valsero il riconoscimento dell’invalidità al cento per cento ma anche l’allontanamento dai parenti che ancora aveva e l’affidamento presso case famiglia o centri di accoglienza per persone con disabilità.
Cresciuto, nonostante fosse in età di leva, è riuscito a lasciare il suo Paese proprio grazie a quell’invalidità che lo rendeva inabile al servizio militare.

Al confine con l’Italia, il suo viaggio è proseguito su un pullman diretto a Napoli, grazie ai corridoi umanitari che si erano aperti subito dopo lo scoppio del conflitto bellico. “Mediterranea Saving Humans” andò in Ucraina con un bus durante i primi giorni dell’aggressione e, data la condizione di Gregory, un giovane con invalidità e senza famiglia, l’attivista di Mediterranea, Laura Marmorale, pensò di rivolgersi alle strutture di accoglienza di Sale della Terra

Arrivato nel nostro Paese, Gregory ha dovuto fare i conti con i fantasmi che tormentavano il suo passato, ma anche con un mondo nuovo, un mondo che aveva la sua cultura, la sua lingua, le sue usanze e regole. Insomma, un mondo diverso da quello lasciato in Ucraina.

Nel corso del suo cammino, un cammino lungo e faticoso ma comunque pieno di soddisfazioni, ha conosciuto il presidente della Rete di Economia Civile “Sale della Terra”, Angelo Moretti, che non è rimasto indifferente alla sua storia così complessa nonostante la giovane età del ragazzo.

Si sono conosciuti al confine, appunto, dove Gregory è partito alla volta del capoluogo campano. Subito si è attivata la macchina dell’accoglienza del Sale della Terra e, in breve tempo, Gregory è stato inserito nella rete Sai del Consorzio. E’ stato prima accolto a Casa Ubuntu (sede del progetto PFP, nodo di Benevento) dove ha ricevuto le prime forme di assistenza: gli sono state fornite tutte le cure necessarie ed è stato sottoposto a tutte le visite e controlli medico-sanitari che il suo caso richiedeva.

Dopo una prima accoglienza a Casa Ubuntu, è stata fatta richiesta per l’inserimento del giovane nel progetto Sai di San Bartolomeo, dove Gregory è stato subito accolto e dove, pian piano, ha cominciato ad integrarsi.

“Gregory è una persona estremamente bisognosa di affetto e di comprensione – ha spiegato Maria, operatrice legale del Sai di San Bartolomeo – Noi, come equipe, abbiamo dovuto lavorare molto sul concetto di autonomia perché ha sempre vissuto in un contesto di massimo assistenzialismo. L’ho seguito sin da subito, soprattutto da un punto di vista legale, non appena fu accolto dalla Rete del Sale della Terra quando, scoppiata la guerra, il Consorzio si attivò nell’apertura di uno sportello di assistenza legale per i cittadini ucraini. Fui proprio io a farmi carico del caso di Gregory e, ben presto, gli venne riconosciuta la massima forma di protezione, l’asilo politico”.

Non semplice, dunque, nemmeno il percorso del giovane all’interno del Sai dove, gradualmente, è stato reso via via sempre più autonomo ed indipendente.

“Avendo sempre vissuto in un contesto ‘protetto’, Gregory non sapeva, ad esempio, cosa significasse gestirsi da un punto di vista economico, non sapeva neppure pagare le bollette. Ma alla fine – racconta Maria – un passo alla volta, è riuscito a trovare la ‘sua dimensione’. Anzi, possiamo dire che, con le sue forze e le giuste forme d’aiuto, è stato in grado di portare avanti un meraviglioso percorso di integrazione”.

Sì. Perché Gregory non si è mai arreso, anzi. Ha sempre alzato l’asticella un po’ più in alto desideroso com’era di costruire la sua vita proprio come l’aveva sempre sognata. Una vita semplice, che fosse fatta di lavoro, che avesse un posto da poter chiamare ‘casa’. Una vita che potesse essere sinonimo di socialità, amicizia, amore, inclusione e partecipazione.

Ma bisognava cominciare dalle basi, dall’acquisizione di quegli elementi, a partire dalla competenza dell’italiano, che potessero consentirgli di realizzare il suo sogno. Si è subito messo a studiare Gregory e, in men che non si dica, ha conseguito la licenza di terza media. Poi è stata la volta del lavoro. Il 29enne è stato coinvolto nei progetti di inserimento lavorativo dell’Orto di Casa Betania, ‘creatura’ della Cooperativa Sociale ‘La Solidarietà’ che, negli anni, ha creato le condizioni per la formazione e l’inserimento di persone svantaggiate (disabili, persone detenute affidate in misure alternative, giovani in condizioni di dipendenza patologica, …). Qui, alla periferia del capoluogo sannita, il giovane ucraino ha svolto un tirocinio formativo di circa tre mesi, durante i quali si è messo in gioco come cameriere, facendosi voler bene sin da subito sia dai colleghi che dai clienti.

Gregory al Caffè dell’Orto

“Gregory ha lavorato con noi 3 mesi, mi ha colpito all’inizio il suo senso di smarrimento, lo smarrimento di chi ha vissuto un trauma, e quel trauma si chiama guerra. Poi – ricorda Francesco De Marco, responsabile dell’Orto di Casa Betania – con il tempo, è subentrata e si è fatta conoscere una gentilezza senza confini. Un bambinone capace di donare tenerezza a chiunque lo circondava”.

Concluso il tirocinio all’Orto, Gregory si è messo alla ricerca di un lavoro che fosse stabile, sicuro e che gli potesse consentire di compiere un altro passo in avanti verso la completa autonomia. Con determinazione è riuscito nel suo intento: oggi il giovane è impiegato in un caseificio di San Bartolomeo e  collabora con un’associazione sportiva del territorio gestendo i campetti di padel presenti sul suolo cittadino.

 

“Quando ha trovato un lavoro stabile – commenta Maria del Sai di San Bartolomeo – è stata una festa per tutta l’equipe. Perché Gregory voleva restare sul territorio e il territorio voleva che restasse. Qui, in città, il ragazzo ha trovato la sua dimensione, la sua casa, il suo lavoro e la famiglia che purtroppo non ha mai avuto”.

 

“Gregory – commenta il presidente del Consorzio Sale della Terra, Angelo Moretti – è stato il mio primo approccio con la tragedia che da quasi dieci anni colpisce l’Ucraina e che in lui, per me, è stata il primo volto della diaspora. Un uomo solo e in preda al panico seminato dai bombardamenti a pioggia sganciati dai russi nella sua città è arrivato a Benevento con la gentilezza di un poeta e la sensibilità di un cittadino del mondo. Aveva perso tutto, eppure non era arrabbiato, solo impaurito come un uccellino. Non me lo aspettavo così bello – aggiunge Moretti – sembrava un attore, in poche battute siamo diventati amici e da allora seguo la sua evoluzione con pochi e semplici messaggi in cui mi informa dei successi della sua vita e delle tappe che ha raggiunto con mille sforzi qui in Italia (la lingua appresa, la nuova casa , il diploma…). E’ per me un piccolo miracolo ed anche una delle persone che mi ispirano più stima e più fiducia nel mondo che ci circonda, nonostante la violenza che lo ha spinto a rifugiarsi da noi e che oggi infiamma diverse regioni”.

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