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Le terre di mare hanno da sempre un fascino che ti lascia incantato, per i colori, i sapori, il calore, le persone che le popolano sono aperte e accoglienti, come chi da sempre è abituato ad avere a che fare con l’altro, ma sono anche determinate e decise, sempre in movimento, un po’ come il moto ondoso, pensano, progettano, costruiscono, con il prossimo e per il prossimo con amore e dedizione.
E il nodo siciliano di Sale della Terra, guidato da Angela Natoli, rispecchia perfettamente questa immagine.
La tre giorni a Palermo è stata ricca di incontri, idee, progettualità, piena dei sorrisi dei bambini che abitano il SAI di viale Michelangelo, che con curiosità festosa ci circondavano negli uffici.
Famiglie e non solo, i minori accolti nel SAI MSNA dietro l’aria da “duri” nascondevano un sorriso timido. Le strutture che li accolgono brulicano di vita e di persone, gli operatori sempre indaffarati, i genitori in cucina a preparare il pranzo ai piccoli, una grande comunità in un’area circondata dal verde, un luogo ideale per una vita quotidiana serena e tranquilla, guidato con competenza e passione da Fabrizio Laudicina, coordinatore dei due SAI palermitani – MSNA e ordinari.
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Tra gli impegni di questi giorni, oltre al convegno sul progetto PFP “Ricucire le campanelle” del quale abbiamo già parlato, una visita presso una struttura di 8000 mq nel quartiere Arenella di Palermo, quartiere popolare affacciato direttamente sul mare, abbandonata da diversi anni e ora in fase di ristrutturazione, nella quale diverse cooperative sono coinvolte per sviluppare servizi destinati a persone con fragilità con lo scopo di fare inclusione sociale e lavorativa.
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Nel pomeriggio l’incontro con l’equipe del SAI di Bisacquino ha dimostrato ancora una volta quanto sia importante la relazione coltivata vis-a-vis, il guardarsi negli occhi e ascoltarsi intorno a un tavolo. Conoscenza reciproca e un bel momento di confronto e formazione con il Presidente, che nel suo discorso ha proprio sottolineato l’importanza della relazione anche nella prestazione di servizi. Difatti lo scopo del terzo settore non può limitarsi a erogare servizi, ma deve aggiungere dei beni relazionali, creando legami autentici.
Ma una relazione non può essere “erogata”: è ciò che nasce quando un servizio è organizzato con empatia, quando è “Welcome”. Senza una relazione, anche un buon servizio può risultare inefficace. Welcome rappresenta l’altro volto del welfare: la capacità di accogliere, di far sentire l’altro accettato e valorizzato. Un esempio concreto è il programma SAI, che mira a integrare i migranti nella comunità piuttosto che isolarli nei centri. La mescolanza tra agio e disagio è continua e indispensabile per costruire una comunità inclusiva, è necessario agire per difendere il disagio e fare in modo che conviva con il cosiddetto “agio”. Questo processo richiede un welfare discreto, che agisca come il sale: invisibile ma essenziale quando dosato correttamente.
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Anche la comunicazione riveste un ruolo cruciale: non deve essere una vetrina o ideologica, ma raccontare storie quotidiane e straordinarie, nate dalle esperienze delle persone coinvolte.
Guardando oltre il 2025, è fondamentale immaginare il futuro di realtà come Bisacquino. Tra le possibili strade, le cooperative di comunità rappresentano un modello promettente: migranti e autoctoni possono unire le proprie risorse per avviare piccole imprese, creando opportunità di lavoro e dando nuovo impulso al territorio.
Il giorno successivo ci attende Antonietta Fazio, sguardo vivace e determinato, fondatrice dell’Odv San Giovanni Apostolo, che opera nel quartiere ex CEP, oggi San Giovanni Apostolo, un quartiere “difficile”, nel quale si lotta ogni giorno per salvare ragazzi e ragazze dalla strada, dalla criminalità, dalla violenza. Parliamo di un’area con microcriminalità diffusa soprattutto tra i più giovani, di condizioni di povertà educativa e materiale, di famiglie che non hanno la capacità o la possibilità di educare e occuparsi dei figli e di un’amministrazione che non porta avanti politiche sociali ormai da molti anni.
Ha raccontato tante storie Antonietta, molte con lieto fine, grazie all’impegno e alla creazione di relazioni di fiducia con ognuno degli adolescenti che frequenta il centro.
Il Comune di Palermo, grazie all’intervento di Sale della Terra, ha aperto un dialogo la Rete Italiana di Cultura Popolare per lo sviluppo di più portinerie di comunità nei quartieri del capoluogo, tra questi anche il CEP, con cui Sale della Terra e l’ODV lavoreranno insieme, per creare un luogo dove per tutti, dagli adolescenti agli adulti, ci sia occasione di inclusione e integrazione.
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Questa intensa tre giorni si è conclusa con un DIT particolare, con la governance in presenza a Palermo e le operatrici siciliane in collegamento per diversi motivi, ma tutte determinate a partecipare! Si è fatto il punto sulle varie progettualità in progress sul territorio, dal progetto Fami, ai budget educativi e budget di salute, dalla rigenerazione urbana di viale Michelangelo, alla progettazione sulla struttura all’Arenella, con l’obiettivo di affermare quel modello di “welfare meridiano” che mette al centro la persona e tiene conto della fragilità e dei bisogni di ogni singolo individuo.
Confronto, condivisione e anche una bella dose di convivialità hanno caratterizzato questi giorni di lavoro, confermando l’importanza di una rete solida e coesa. Il cammino è tracciato, le sfide sono tante, ma la volontà di costruire un futuro più inclusivo e attento ai bisogni di tutti resta il motore di ogni azione Sale della Terra.
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