[et_pb_section fb_built=”1″ theme_builder_area=”post_content” _builder_version=”4.19.5″ _module_preset=”default” da_is_popup=”off” da_exit_intent=”off” da_has_close=”on” da_alt_close=”off” da_dark_close=”off” da_not_modal=”on” da_is_singular=”off” da_with_loader=”off” da_has_shadow=”on” da_disable_devices=”off|off|off”][et_pb_row _builder_version=”4.19.5″ _module_preset=”default” theme_builder_area=”post_content”][et_pb_column _builder_version=”4.19.5″ _module_preset=”default” type=”4_4″ theme_builder_area=”post_content”][et_pb_text _builder_version=”4.19.5″ _module_preset=”default” theme_builder_area=”post_content” hover_enabled=”0″ sticky_enabled=”0″]
Se è vero, infatti, che le Portinerie di comunità

in Italia hanno messo a sistema un metodo scientifico di accoglienza e presidio delle fragilità e delle marginalità sociali, l’intuizione che Angela Errore, responsabile dell’area “Politiche migratorie” del Comune di Palermo ha avuto di attivare nei progetti Sai palermitani le Portinerie di comunità

traccia una strada rivoluzionaria nel modo di “fare accoglienza”.
Sostenuta dall’assessora alle Politiche sociali, Rosy Pennino, che durante il suo intervento l’ha definita una “opportunità straordinaria”, la presenza di una Portineria di comunità

all’interno dei progetti Sai trasforma le persone migranti da “accolti” ad “accoglienti”, disarmando la narrazione “emergenziale” della migrazione in Italia e nei nostri territori.
È, dunque, quello che con il Manifesto dei
Piccoli Comuni del Welcome diciamo dal 2016: il sistema Sai è “luogo” di welfare per tutti nei luoghi dove nasce, è la marginalità che diventa “centro”, superando sé stesso e l’idea riduttiva di “servizio per altri” che se ne ha.
Da lunedì, dunque, i progetti Sai del Comune di Palermo fanno un salto di qualità: con Chiara Saraceno, Antonio Damasco, Angela Errore, Rosy Pennino e la Rete delle Portinerie di comunità

iniziamo un cammino di presidio nei quartieri palermitani che ospitano un Sai che si apriranno al quartiere in una relazione positiva che aumenterà di sicuro la coesione sociale e l’idea di “accoglienza a doppia mandata di apertura”.
di Gabriella Debora Giorgione
foto di Antonio Gervasi
[/et_pb_text][et_pb_gallery _builder_version=”4.19.5″ _module_preset=”default” theme_builder_area=”post_content” gallery_ids=”17078,17079,17080,17081,17082,17083,17084,17085,17086,17087,17088″ posts_number=”11″ show_title_and_caption=”off” show_pagination=”off” hover_enabled=”0″ sticky_enabled=”0″][/et_pb_gallery][/et_pb_column][/et_pb_row][/et_pb_section]