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Il Bar sociale Alimenta presentato al convegno “Sognare si può” a Melendugno (LE)

Il 3 dicembre, in occasione della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, si è tenuto l’evento “Sognare si può” presso il centro culturale “Rina Durante” di Melendugno, promosso dall’amministrazione comunale e da “Galattica – Rete Giovani Puglia”. Moderato dal doppiatore Ivan Sederino, il convegno ha sottolineato il valore dell’inclusione sociale attraverso lo sport e altre esperienze di autonomia. Invitata anche Marcella Buttazzo, pedagogista e coordinatrice educativa del Bar sociale Alimenta, che ha condiviso la sua esperienza e raccontato il progetto ai presenti.

Ad aprire l’evento, l’assessore del Comune di Melendugno, Luigi Lima: “Mi piace soffermarmi su un discorso di inclusione che sia fisica, sociale e culturale. Lo sport è una declinazione di tale discorso. Anche lo sport, infatti, offre sempre di più l’inclusione sociale promuovendo rispetto e consentendo di andare oltre le barriere. L’obiettivo – aggiunge l’assessore – è sensibilizzare sempre di più e far sì che nessuno si senta escluso: la diversità è una risorsa preziosa per osservare la vita con occhi nuovi”.

Esemplificative le testimonianze di persone con disabilità che, tramite lo sport, hanno trovato la loro strada, il modo per vincere la propria disabilità e sentirsi autonomi e realizzati. Ne è un esempio Danilo Mi, atleta paralimpico di danza sportiva: “Ho sempre ottenuto quello che volevo dalla vita ed ho trovato nella danza la mia occasione per non sentirmi disabile – ha esordito – Per questo posso parlare di sport come inclusione, perché io non sono diverso rispetto agli altri. Solo, semplicemente, sono un uomo che balla. Un domani la giornata sulla disabilità non dovrà più esistere perché l’inclusione avrà preso il sopravvento e l’essere diverso non sarà altro che la normalità”.

Dello stesso avviso Angelo Greco, atleta paralimpico di bocce, studente dell’Università di Lecce e presidente dell’associazione ‘Chi si ferma è perduto’. “Quella del 3 dicembre – osserva – è una giornata importante ma preferisco pensare che ogni giorno sia 3 dicembre: le problematiche non cessano di esistere gli altri giorni perciò è importante parlare sempre di inclusione e di disabilità. Non bisogna inseguire l’uguaglianza ma sottolineare la propria unicità. Io non sono disabile, io sono uno studente e uno sportivo con disabilità. La mia disabilità mi ha aiutato a crescere, nello sport ma soprattutto nella vita. E lo sport mi ha aiutato in un momento di sconforto a sentire di avere un’opportunità. Ho vinto nella vita perché ho conosciuto persone che non solo sono campioni nello sport, ma sono campioni nella vita. Chi fa sport non è un supereroe ma è un atleta, lo sport dobbiamo farlo per noi stessi. Cito Roberto, il presidente dell’associazione ‘Fly Lillo’ che realizza sistemi adattivi per persone con disabilità e dà l’opportunità a tutti di giocare, perché il gioco non va negato a nessuno”.

Le vostre storie – interviene il dottor Carlo Vergine (Ausili Sportivi per disabili) sono uno stimolo per migliorarci ogni giorno. Abbiamo visto che oltre ai classici ausili, le persone con disabilità hanno necessità di ausili che li facciano sentire orgogliosi della propria vita. Pertanto abbiamo messo in moto tutte le nostre risorse e partecipato a bandi pubblici per dotarci di ausili sportivi e renderli disponibili gratuitamente o ad un prezzo irrisorio. E’ il nostro contributo per aiutare questi ragazzi a realizzare i propri sogni”.

Di sogni realizzati ha parlato anche Ivan Sederino, doppiatore e presentatore della serata di Melendugno che ha osservato, con orgoglio e soddisfazione, “credo di essere ancora il solo doppiatore con disabilità perché ancora oggi le sale di doppiaggio non sono inclusive, ma la mia disabilità non aveva motivo di non far avverare il mio sogno di fare il doppiatore”.
Non c’è limite ai sogni. E quando il sistema si attiva, si fa rete e ciascuno fa la sua parte, tutti i sogni possono esaudirsi, anche quelli che sembrano più grandi e lontani.
Lo sa bene Marcella Buttazzo, pedagogista e coordinatrice educativa del Bar Sociale Alimenta, la neonata ‘creatura’ della Rete di Economia Civile Sale della Terra che ha aperto le sue porte alla città il 9 novembre scorso. La testimonianza di Buttazzo racconta di un importante obiettivo raggiunto, non attraverso lo sport, ma attraverso la gestione, in totale autonomia, di una caffetteria, da parte di dieci ragazzi ‘speciali’. Riferendosi agli interventi precedenti, Buttazzo ha esordito sottolineando che “avete una forza dentro che mi dà energia. Forse, tra tante catastrofi, il mondo sta andando verso la giusta direzione. Ma anche noi, nel nostro piccolo, nei nostri piccoli semenzali, stiamo producendo realtà bellissime. Sono stata per 12 anni nel mondo del teatro – racconta – Da quattro anni, mi occupo di un ragazzo speciale, Fabrizio. Con lui ho iniziato a mettere in pratica i miei studi e le mie competenze. L’ho fatto praticamente: abbiamo cominciato a fare, insieme alla sua famiglia, percorsi di autonomia personale e sociale. Ci siamo resi conto di quante cose mancano e di quante possibilità i ragazzi potrebbero avere. E allora, carica di queste consapevolezze, mi sono messa a lavorare sul campo, ad ascoltare i disagi di chi vive queste difficoltà. Le famiglie – osserva la pedagogista – si lamentano che per i loro ragazzi non c’è lavoro, c’è il nulla dopo la scuola per cui la maggior parte di loro si ritrova costretta a stare in casa”. Da qui ulteriori indagini e analisi del territorio fino all’incontro e all’avvio della collaborazione con la psicologa Federica Valente. Ci si è resi conto che era necessario, puntando all’inclusione e all’autonomia dei ragazzi, dell’impegno e della collaborazione di tutte le parti in causa: “Alle famiglie dei ragazzi con disabilità abbiamo fatto aprire un’associazione in un appartamento dove facciamo delle esperienze di vita autogestita della durata di sei giorni. I ragazzi, cioè, si ‘provano’ fuori da casa, hanno l’opportunità di vivere un’esperienza concreta di autonomia per una settimana in cui sono loro ad autogestirsi”. E questo è solo uno dei tanti progetti nati, “progetti che progressivamente – spiega la pedagogista – ci hanno avvicinato al nodo di Economia Civile Sale della Terra. Ci siamo accorti che c’era un bellissimo bar inutilizzato e i ragazzi hanno mostrato un grande entusiasmo all’idea di mettersi in gioco. Grazie al Sale della Terra – spiega Buttazzo – abbiamo un bar, donato, in cui i protagonisti sono 10  giovani che, seguiti dalla me, dalla psicologa Valente e dall’educatore Davide Di Pede, insieme alla responsabile del nodo Salento della Rete Sale della Terra, Federica Lupo, si occupano di tutto. Loro sono i ricavi dell’attività che ha aperto il 9 novembre.
Da allora – continua – abbiamo avuto tante soddisfazione legate non solo al seguito di clientela e all’interesse dei media: la soddisfazione maggiore è che i ragazzi lì si sentono liberi, sanno di avere un lavoro vero, vivono soddisfazioni concrete e hanno la possibilità di confrontarsi con persone diverse dai genitori o dai pedagogisti. Se andiamo verso questa strada, e lo stiamo facendo, stiamo andando vero una vera e propria evoluzione della specie. Perché tutti possono avere opportunità e trovare un proprio posto del mondo. E la disabilità non è più un limite ma una possibilità.
I nostri ragazzi si sentono parte attiva della società e il Bar Sociale Alimenta è un posto dove si respira verità e libertà”.

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