di Gabriella Debora Giorgione su VITA NO PROFIT
Se vuoi la pace prepara la pace, diceva don Primo Mazzolari. Ma la pace non si fa con la cultura del disimpegno e della delega. Al Meeting di Rimini il Mean esorta alla mobilitazione
Cosa si può fare per costruire la pace? «Sostenere la società civile in Ucraina, rafforzarla. E poi spiegare cosa è pace. Di fronte alle emergenze le istituzioni hanno capacità limitate, ma le persone sono più in grado di reagire in modo adeguato, rispetto alle istituzioni. Le persone non rimangono intrappolate nelle procedure, nelle regole»: lo ha detto il Nunzio apostolico a Kiev, Visvaldas Kulbokas, in collegamento da Kiev al Meeting di Rimini durante il panel “Se vuoi la pace, prepara la pace”, presenti anche Oleksandra Matvijcuk, avvocata ucraina e premio Nobel per la Pace 2022, Angelo Moretti, portavoce del Movimento europeo di azione nonviolenta-Mean (nella foto di apertura), Lali Liparteliani e Anastasia Zolotova, direttrici della Ong ucraina “Emmaus” moderati da Giuseppe Frangi, giornalista di VITA.

Democrazia e diritti umani
In Ucraina sta avvenendo uno scontro tra due sistemi: il totalitarismo e la democrazia: «La Russia vuole dimostrare che la democrazia, i diritti umani e lo stato di diritto sono valori vuoti e che la forza militare può imporre le proprie regole al mondo intero», ha affermato in collegamento video Matvijcuk sottolineando come l’Ucraina stia lottando non solo per la propria libertà, ma per prevenire ulteriori aggressioni da parte di regimi autoritari in altre parti del mondo. La premio Nobel ha parlato delle atrocità commesse dalle forze russe nei territori occupati, inclusi crimini di guerra e la distruzione sistematica della cultura e dell’identità ucraina. «Se smettiamo di resistere, non esisteremo più», ha dichiarato stentorea Oleksandra Matvijcuk.
La resilienza e la cura
Lali Liparteliani, co-fondatrice della Ong ucraina “Emmaus”, ha condiviso la sua esperienza personale di fuga dalla guerra con i suoi figli, descrivendo il dolore e la perdita che accompagnano la condizione di profughi: «L’esperienza di essere profughi è un dolore costante, un allontanamento da tutto ciò che si conosce e si ama», ha detto. Le ha fatto eco la collega Anastasia Zolotova, che ha descritto l’impatto devastante della guerra sulla sua città e soprattutto sui ragazzi con disabilità che la sua organizzazione assiste.

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