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La storia di Zaira: un cammino di coraggio e di conquiste

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Dall’èquipe del progetto SAI Biccari – ampliamento del SAI di Baselice
 
“Qual è la più grande lezione che una donna possa imparare?
Che dal primo giorno aveva già tutto ciò di cui aveva bisogno all’interno di lei stessa.
È il mondo che l’ha convinta del contrario.”
— Rupi Kaur
 
Quando Zaira (nome di fantasia) è arrivata nel progetto SAI, nel luglio 2023, portava con sé poche cose, tanta paura e tutto l’amore per la sua bambina. Il suo sguardo raccontava una storia di forza, ma anche di timori per un futuro ancora incerto.
Quella mattina di luglio, una voce delicata e tremante, ripetendo il suo nome, ci dice che il suo treno è arrivato, con un’ora di anticipo rispetto all’orario comunicato. Si avverte subito tutta la paura di restare sola su quel binario, il timore che nessuno venisse a prenderla.
Un’operatrice SAI, dopo poco, era lì.
 
Sulla strada per arrivare in paese, poche parole. Si guarda intorno e non sa dove sta andando, non sa chi è quella ragazza alla guida e non sa cosa succederà.
Sa solo da cosa sta scappando.
 
Le prime parole una volta arrivata a casa sono state:
“Chi vivrà qui con noi?”
“Solo tu e la tua bimba, Zaira. Questo spazio è per voi, ed è sicuro.”
Uno sguardo incredulo, un grande sospiro, le mani al viso e un grande grazie.
Un momento che difficilmente dimenticheremo.
 
Da quel momento in avanti, quel binario di paura diventa per Zaira un binario fatto di piccoli passi e grandi conquiste quotidiane, di difficoltà, e di momenti in cui la paura e il passato tornano a bussare con forza alla sua porta.
Ma Zaira è una donna di grande dignità e intelligenza: sa di dover camminare avanti, per sé e per la sua bimba.
Zaira era una brava insegnante nel suo paese, con una laurea e tanto amore per il suo lavoro. Poi, la vita – che a volte si mette di traverso – le ha tolto tutto ciò che aveva costruito.
Ma la sua intelligenza e la sua lungimiranza sono diventate la sua salvezza.
Perché a volte saper riconoscere il pericolo ci salva.
 
Zaira entra presto nel cuore di tutti gli operatori SAI per la sua grande educazione, il rispetto e l’impegno.
Fin dal primo giorno ha mostrato una determinazione forte, anche se accompagnata dalla paura.
Ha partecipato ai corsi di lingua, si è messa in gioco nei laboratori, ha accolto ogni proposta come un’opportunità per costruire, passo dopo passo, una nuova vita per sé e per sua figlia.
Così Zaira, con il supporto dell’equipe SAI, riprende in mano il suo presente, ripartendo da ciò che conosce meglio: lo studio.
 
Inizia a frequentare le lezioni di italiano interne al progetto, senza mai perdere un incontro, diventando la prima della classe.
Si iscrive al CPIA di Foggia, ottenendo la certificazione linguistica.
Frequenta un corso di mediatrice interculturale presso l’università di Benevento, che consegue brillantemente.
Lavora come docente madrelingua inglese presso un istituto montessoriano.
E trova anche un lavoro che, seppur umile e semplice, coltiva con impegno, iniziando a costruire un’autonomia reale per sé e per sua figlia.
Fa tante amicizie in paese ed è sempre presente a tutte le iniziative, insieme alla sua bambina.
 
Piano piano, quel piccolo paese dove è arrivata una sera d’estate diventa casa, posto sicuro, lasciando lontano quel binario di paura.
Naturalmente non sono mancate battute d’arresto e momenti di sconforto, dove la paura sembrava vincere.
Accanto a lei l’équipe del progetto, che ha lavorato con dedizione e professionalità: educatori, assistenti sociali,psicologi, mediatori culturali e operatori, costruendo con lei un percorso su misura, fatto di piccoli e grandi traguardi quotidiani,di momenti di ascolto, fiducia, fatica condivisa ed incoraggiamento nei giorni più difficili.
L’accompagnamento non è stato solo tecnico: è stato umano.
 
Un rapporto di fiducia reciproca, cresciuto nel tempo, che ha reso possibile affrontare insieme le sfide dell’inserimento abitativo, della ricerca del lavoro, dell’orientamento, della formazione e della ricostruzione del proprio percorso di vita e di autonomia.
 
Oggi, ad aprile 2025, Zaira è pronta a lasciare il progetto:
con un lavoro
una casa tutta per sé e la sua bambina
una rete di relazioni costruita con coraggio.
Non è stato un percorso facile, ma è stato reale, concreto e pieno di significato.
La sua storia ci ricorda che l’accoglienza non finisce con un progetto:
si misura nella capacità di camminare insieme, finché chi accogliamo non si sente capace di camminare da solo.
 
Fidandosi e affidandosi, ma impegnandosi ogni giorno.
Zaira ha compreso che il progetto SAI era un’opportunità da coltivare per un nuovo inizio.
Grazie Zaira, per la fiducia e il coraggio.
E grazie all’équipe, che ogni giorno mette professionalità e cuore al servizio di chi costruisce il proprio futuro.

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