C’è chi la chiama ‘legge di reciprocità’, chi parla di ‘circolo virtuoso’, chi, semplicemente, si appella al potere dell’amore o, meglio, dell’empatia, quella speciale ‘competenza sociale’ che consiste nel sapersi mettere nei panni dell’altro immedesimandosi, per un motivo o per un altro, nelle sofferenze e negli stati d’animo altrui. È quello che è accaduto ai beneficiari del Sai di Pietrelcina (coordinato da Luigi Fariello) che, insieme agli operatori e per iniziativa della cooperativa di comunità Ilex, hanno vissuto e fatto vivere momenti preziosi di vicinanza, di ‘calore’ e solidarietà tramite il laboratorio dal titolo ‘Mani che creano, cuori che donano’.

I beneficiari, nell’ambito del laboratorio, hanno realizzato delle palline natalizie destinate al reparto Breast Unit U.O.C. dell’ospedale ‘Moscati’ di Avellino, consegnate direttamente nelle mani del dottor Carlo Iannace e dell’Associazione Amdos Alta Irpinia. Il reparto ha in cura malati oncologici che ogni giorno lottano con coraggio e forza in nome della vita. La stessa lotta, la stessa forza e lo stesso coraggio che hanno avuto e continuano ad avere i beneficiari del Sai pronti ad affrontare tutti i rischi, i pericoli e le difficoltà della loro condizione in nome di una vita migliore.

“Al Moscati – spiega Luigi Fariello – vengono allestiti e decorati diversi abeti in occasione del Natale. Ogni albero ha un tema specifico. Quest’anno ci siamo anche noi, con gli addobbi realizzati dai nostri beneficiari insieme agli operatori del Sai. Il nostro è l’albero dell’inclusione e – aggiunge – non poteva che essere così”. Sì, perché, come precisato da Luigi, “in realtà del Natale in sé e per sé, nel suo significato religioso intendo, essendo tutti musulmani, i nostri ospiti poco si interessano. Ma quando abbiamo spiegato loro la genesi e le finalità del laboratorio promosso da Ilex e nato come un atto di solidarietà nei confronti di chi soffre, beh, allora ecco che si è accesa la luce del vero Natale. Non la festa religiosa ma quel sentimento, quello spirito che va al di là di ogni confine, di ogni religione o ogni provenienza. Quella magia di cui solo l’essere umano è capace e che ci ricorda quanto anche un piccolo gesto, compiuto con il cuore, possa accendere luce e speranza dove ce n’è più bisogno. In questo momento di condivisione, l’Albero dell’Inclusione è il nostro modo per dire: non siete soli, nessuno è solo. C’è chi soffre e, proprio in quella sofferenza, celebra la vita e chi si adopera, non senza sofferenza, per una vita migliore celebrandola. La speranza, ecco: la speranza è per tutti e di tutti”.

Lo sa bene Virginia Caruso, presidente di Ilex: “Il Natale è il tempo in cui i gesti semplici acquistano un valore profondo. È con questo spirito che, insieme al Sai di Pietrelcina, abbiamo pensato ad un laboratorio natalizio che ha coinvolto i beneficiari in un’attività di creazione di palline di Natale, poi donate al dottor Carlo Iannace presso l’Ospedale Moscati di Avellino: Mani che creano, cuori che donano. Un progetto – aggiunge – che nasce da un’esperienza personale. Alcuni mesi fa, infatti, sono stata operata al seno dal dottor Iannace. Un percorso delicato durante il quale non ho incontrato solo un professionista di grande competenza, ma soprattutto una persona di rara umanità. Attraverso il suo modo di curare, di ascoltare e di accompagnare i pazienti, Iannace mi ha trasmesso qualcosa che va oltre la medicina: il valore del dono, della vicinanza e del ‘fare qualcosa in più’ per gli altri. Da qui l’idea di trasformare un laboratorio creativo in un gesto simbolico ma concreto. Le palline realizzate dai beneficiari del Sai rappresentano mani che lavorano insieme, storie diverse che si incontrano, e una comunità che sceglie di restituire ciò che ha ricevuto. Un gesto semplice, ma sentito, pensato come contributo sincero e segno di gratitudine. Crediamo – conclude Virginia – che iniziative come questa dimostrino quanto la solidarietà possa diventare cura, e quanto la cura, quando è fatta con umanità, possa generare nuova solidarietà e integrazione . È questo il messaggio che abbiamo voluto consegnare, insieme alle palline di Natale: la speranza che il bene ricevuto possa continuare a circolare”.






