Il seminario “Lavori (im)possibili?”, promosso dall’ISTAT nell’ambito del Ciclo di incontri 2025 del gruppo Disability Management, ha offerto un’occasione di riflessione e confronto sui percorsi di inserimento lavorativo di persone con disagio psichico, presentando esperienze concrete maturate all’interno della Rete di Economia Civile “Sale della Terra”. Le relatrici Anna Agnese Serenelli, psicologa ed ex responsabile terapeutico del Borgo Sociale di Roccabascerana, e Antonietta Caroscio, responsabile dell’area welfare del Consorzio, hanno illustrato un modello di intervento integrato che coniuga dimensione clinica, formativa e lavorativa.
Partendo dalla presa in carico di soggetti con vulnerabilità psichiatriche, inclusi autori di reato, gli interventi hanno descritto un percorso multidimensionale in cui il lavoro terapeutico gruppale dialoga costantemente con strategie di promozione dell’autonomia personale, sociale e professionale. L’esperienza del Borgo Sociale di Roccabascerana e del Consorzio Sale della Terra emerge come paradigma di inclusione sostenibile, in cui strumenti legislativi, pratiche cliniche e politiche di welfare aziendale si intrecciano in un processo di co-costruzione dell’identità lavorativa e sociale della persona fragile.

Il modello “Sale della Terra”: terapia, comunità e lavoro
Il contributo di Anna Agnese Serenelli ha permesso di entrare nel cuore del lavoro clinico-terapeutico del Borgo Sociale di Roccabascerana, una casa alloggio che accoglie persone con disturbi psichici e percorsi di vita complessi. Qui, l’intervento terapeutico si fonda su un approccio integrato, in cui la dimensione clinica si intreccia costantemente con quella relazionale e comunitaria.
Il lavoro d’équipe multidisciplinare – composto da psicologi, educatori, assistenti sociali e operatori socio-sanitari – sostiene processi di elaborazione del sé e di riappropriazione della propria storia, con l’obiettivo di rendere possibile una graduale conquista dell’autonomia. In questa prospettiva, il lavoro non è solo esito del percorso riabilitativo, ma diviene parte integrante della terapia stessa: un contesto in cui la persona sperimenta competenze, responsabilità e appartenenza.


Antonietta Caroscio ha illustrato la fase successiva del percorso: l’accompagnamento al lavoro all’interno delle imprese del Consorzio Sale della Terra.
Qui la dimensione produttiva si salda a quella etica, in una logica di economia civile che riconosce il valore del lavoro come strumento di inclusione e cittadinanza.
I percorsi di tirocinio e inserimento lavorativo vengono costruiti in modo personalizzato, attraverso un dialogo costante tra equipe clinica, tutor aziendali e operatori del welfare.
Strumenti normativi e pratiche relazionali
Uno degli elementi centrali del modello presentato è l’integrazione tra gli strumenti legislativi esistenti – come la Legge 68/1999 sul collocamento mirato – e il lavoro sulle dinamiche relazionali, sia all’interno dei contesti terapeutici sia in quelli aziendali.
Il successo dell’inserimento lavorativo non dipende solo dalla presenza di incentivi o quote obbligatorie, ma dalla capacità di costruire ambienti accoglienti, capaci di comprendere e valorizzare le specificità dei lavoratori con fragilità. Tale approccio richiede una formazione continua delle figure coinvolte e un accompagnamento costante, volto a prevenire il rischio di esclusione o regressione.
Un dialogo tra clinica e impresa: riflessioni e prospettive
L’incontro, caratterizzato da una partecipazione numerosa e da un vivace scambio di domande e riflessioni, ha evidenziato il crescente interesse verso modelli di inclusione fondati sulla collaborazione tra mondo clinico, istituzioni pubbliche e Terzo Settore.
Il caso del Consorzio Sale della Terra mostra come la sinergia tra terapia, formazione e impresa possa produrre effetti trasformativi sia sulle persone coinvolte che sulle organizzazioni stesse, generando nuove culture del lavoro e della cura.
Conclusioni
L’esperienza presentata nel seminario “Lavori (im)possibili?” propone un modello concreto e replicabile di inclusione lavorativa per persone con disagio psichico. L’approccio integrato del Consorzio Sale della Terra dimostra che il lavoro, quando sostenuto da un contesto terapeutico e relazionale solido, può diventare non solo strumento di riabilitazione, ma anche di emancipazione e partecipazione attiva alla vita sociale.
L’intervento dell’ISTAT si configura così come un passo importante verso la costruzione di una cultura organizzativa più inclusiva, capace di coniugare competenza tecnica, sensibilità umana e responsabilità sociale.






