Un impegno concreto e condiviso per mettere al centro i diritti dei minori che vivono il contesto complesso dell’esperienza penale genitoriale. È il messaggio emerso dal convegno “Liberi di Crescere”, ospitato a Benevento nella Sala dell’Assunta di Palazzo San Domenico, che ha acceso i riflettori su una realtà spesso invisibile: quella dei figli di persone detenute o coinvolte in misure penali.
L’iniziativa ha riunito istituzioni, mondo accademico, operatori sociali ed esperienze dirette, offrendo uno spazio di confronto su strumenti concreti e nuove prospettive di intervento. Al centro del dibattito, il delicato equilibrio tra le esigenze dell’esecuzione penale e la tutela dei diritti dei minori, bambini e adolescenti che, pur non avendo responsabilità, vivono le conseguenze della detenzione di un genitore.
Cuore dell’incontro è stato il progetto “Liberi di Crescere”, finanziato dalla Regione Campania, che sul territorio sannita ha già prodotto risultati significativi. A illustrarli è stata la coordinatrice Maria Carbone: «Abbiamo preso in carico 16 minori: 13 con il padre detenuto e 3 con entrambi i genitori coinvolti in misure di esecuzione penale esterna. Il nostro obiettivo è stato garantire loro un percorso di crescita sano, protetto e inclusivo».



Un lavoro articolato, portato avanti dall’équipe multidisciplinare della cooperativa Il Melograno, una delle cooperative fondatrici della rete “Sale della Terra”, che ha affiancato i minori attraverso supporto scolastico, attività educative e interventi mirati alla gestione delle fragilità emotive e relazionali.
Ma l’aspetto più delicato ha riguardato il lavoro sulla relazione genitori-figli. «Abbiamo lavorato anche all’interno del carcere – ha spiegato Carbone – con interventi di sostegno alla genitorialità, aiutando i genitori detenuti a riagganciarsi ai propri figli. In diversi casi siamo riusciti a favorire un riavvicinamento e, talvolta, la ricostruzione di legami interrotti».
Un approccio che mette al centro il minore e riconosce l’importanza del mantenimento del legame affettivo come elemento fondamentale per il benessere psicologico e lo sviluppo equilibrato dei bambini.
A delineare il quadro è stato il Garante dei detenuti della Campania, Samuele Ciambriello, che ha evidenziato dati allarmanti: in Italia, a fronte di circa 64mila detenuti, sono oltre 150mila i minori che ogni giorno entrano in carcere per far visita ai familiari. Nel 2025 sono stati 17.027 i minori coinvolti nel circuito penale, di cui 6.200 in Campania.
Un fenomeno in crescita, che si intreccia con disagio sociale e dispersione scolastica. «Il comune denominatore è l’abbandono scolastico – ha sottolineato Ciambriello –. Bisogna ripartire dalle periferie e dalle politiche di inclusione».



Al confronto hanno preso parte la coordinatrice della piattaforma “Libertà Partecipate” e del progetto “Liberi di crescere” Maria Carbone, il presidente della Rete di Economia Civile “Sale della Terra” Angelo Moretti e la mediatrice linguistico-culturale ed esperta in ambito penitenziario Ngassu Marie Claude Brigitte, mentre il focus sui diritti dei minori è stato affidato alla prof.ssa ordinaria di Diritto Civile (nonché assessore alla cultura del Comune di Benevento) Antonella Tartaglia Polcini, il Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Campania Giovanni Galano e il Garante campano dei detenuti Samuele Ciambriello. Sono intervenuti per un saluto anche la direttrice della casa circondariale di Benevento Marianna Adanti, il prof. Nicola Fontana, che ha portato i saluti della rettrice Maria Moreno, ribadendo l’interesse dell’Università degli Studi del Sannio per iniziative di carattere sociale, e la direttrice dell’UEPE di Benevento, la d.ssa Marisa Bocchino.



Gli interventi hanno ribadito la necessità di sviluppare politiche integrate capaci di tenere insieme giustizia e tutela dell’infanzia, superando una visione emergenziale e costruendo risposte strutturate e continuative. Dal convegno è emerso un messaggio chiaro: la tutela dei minori coinvolti nell’esperienza penale genitoriale non può essere lasciata a interventi sporadici, ma richiede un impegno condiviso e sistemico.
Non si tratta solo di garantire assistenza, ma di costruire percorsi di crescita, inclusione e accompagnamento che coinvolgano famiglie, istituzioni e territorio. Perché – come emerso con forza durante l’incontro – nessun bambino dovrebbe pagare le conseguenze degli errori degli adulti.
Oltre un decennio di “Libertà partecipate”: una rete che genera cambiamento
Il progetto si è inserito nel solco dell’esperienza più ampia della piattaforma “Libertà partecipate”, attiva da oltre dieci anni nell’ambito delle attività promosse dalla rete “Sale della Terra” e ripercorsa dal presidente della rete Angelo Moretti. Un percorso che ha costruito nel tempo una rete territoriale capace di mettere in connessione istituzioni, terzo settore e comunità locali per affrontare in modo integrato i temi dell’esecuzione penale e dell’inclusione sociale. La piattaforma è riuscita a dimostrare nel tempo, con dati certificati, come le misure alternative alla detenzione risultino particolarmente efficaci nella riduzione di recidiva del reato.
In questo contesto, il lavoro con i minori rappresenta un’evoluzione significativa: non più interventi frammentati, ma percorsi strutturati che tengono insieme dimensione educativa, sostegno familiare e inclusione sociale. L’esperienza maturata in questi anni ha permesso di sviluppare metodologie e buone pratiche orientate alla presa in carico globale delle persone coinvolte, con particolare attenzione alle situazioni di maggiore vulnerabilità.







