“Il percorso di integrazione del nostro ragazzo è un esempio straordinario di dedizione e resilienza. Ha saputo sfruttare al meglio le opportunità formative e lavorative, costruendo basi solide per il suo futuro e dimostrando come l’impegno, unito al giusto sostegno, possa favorire una piena integrazione nella comunità. La sua storia è un modello positivo per molti altri giovani migranti e riflette l’importanza del nostro intervento nel trasformare le sfide in opportunità di crescita”. Così Lorena Pispero, assistente sociale del Sai di Tricase, commenta il percorso fatto finora nella comunità leccese da Ahmed (nome di fantasia, ndr).
“Nostro”. Questo l’aggettivo usato da Lorena per parlare del giovane egiziano. Un aggettivo che, da solo, lascia trasparire tutto l’amore e la dedizione che gli operatori del Sai leccese mettono nel loro lavoro a contatto diretto e a sostegno di ragazzi e adulti venuti in Italia alla ricerca di una ‘seconda vita’. Inserito nel progetto per minori stranieri non accompagnati il 14 gennaio del 2023, quando è arrivato nel centro d’accoglienza leccese, Ahmed aveva 17 anni, ne avrebbe compiuti 18 sei mesi dopo. Come tanti ragazzi come lui, il giovane è arrivato in Italia con un passato pesante alle spalle, un passato di cui preferisce non parlare, che ha deciso di lasciare nella sua terra d’origine, oltre il mare. Sì. Perché Ahmed ha deciso di darsi l’opportunità di crearsi una nuova vita, una vita migliore di quella che ha lasciato a chilometri e chilometri di distanza da Tricase. Non a caso, sin dai primi giorni nella città leccese, ha mostrato la voglia e la forza di ricominciare da zero, l’impegno e la volontà di mettercela tutta per dare una svolta, una volta per tutte, alla sua esistenza. Lo ha fatto. E sta continuando a farlo con coraggio e determinazione, costruendo mattone dopo mattone la sua nuova vita.
Ahmed ha colto e sfruttato al meglio il sostegno e le opportunità offerti dal sistema di accoglienza di Tricase, sia durante la sua partecipazione al progetto per minori non accompagnati che dopo, quando è passato al Sai ordinario. Dai primi giorni al centro, ha partecipato con entusiasmo alle attività e ai laboratori proposti fin quando, desideroso di investire sulla sua formazione, ha scelto di frequentare il Cpia (Centro provinciale per l’istruzione degli adulti), sostenendo l’esame e ottenendo la certificazione B1 della conoscenza della lingua italiana. Parallelamente, Ahmed si è concentrato sul suo futuro occupazionale riuscendo ad ottenere ben presto un contratto di lavoro, inizialmente a tempo determinato e poi, dal 20 gennaio del 2024, a tempo indeterminato presso una pasticceria nel territorio di Tricase. Intanto, solo pochi mesi prima, nel mese di agosto, si era iscritto al percorso serale di secondo livello “Manutenzione e assistenza tecnica” presso l’I.I.S.S. “Don Tonino Bello” di Tricase. Un’esperienza formativa, quest’ultima, che Ahmed sta ancora portando avanti sempre con lo stesso zelo e la stessa voglia di crescere che hanno contraddistinto, sin dal principio, il suo soggiorno nel Belpaese. Compiuti i 18 anni e avendo ottenuto il prosieguo amministrativo, il giovane egiziano è stato trasferito dal progetto per minori stranieri non accompagnati a quello del Sai ordinario dove rimarrà ancora per qualche giorno, pronto com’è ad aprire la porta di quella che sarà la sua nuova abitazione proprio a Tricase.
“Una volta ultimata la pratica di richiesta del permesso di soggiorno per lavoro – ha infatti annunciato Lorena – Ahmed uscirà dal progetto e si stabilirà a Tricase, in un appartamento messo a disposizione dal suo datore di lavoro”. Intanto, il giovane sta lavorando per fare un altro passo importante in vista della sua autonomia e indipendenza: lo scorso 11 settembre ha ottenuto il foglio rosa; a breve dovrà sostenere l’esame di guida per il conseguimento della patente. Inserimento sociale, inserimento lavorativo e inserimento abitativo, dunque. Queste le tre espressioni con le quali si potrebbe sintetizzare la storia di Ahmed, un ragazzo che ha ritrovato il sorriso ma, soprattutto, che ha ritrovato se stesso. Si è fidato e affidato alla competenza e al cuore di chi lo ha accolto, e ha lavorato sodo per mettere a frutto le sue predisposizioni e capacità fino a raggiungere quella che, lungi dall’essere una meta, è solo la prima di una lunga serie di pagine da scrivere.
“Quando sono arrivato qui – ha commentato Ahmed – non è stato facile. Tutto era nuovo. Ma col tempo, grazie al lavoro e alle persone che ho incontrato, ho iniziato a sentirmi parte di questa comunità. Ora ho un lavoro che mi gratifica, una casa dove sentirmi al sicuro, e amici che considero come una seconda famiglia. Non è solo il paese in cui vivo, questo è diventato il posto che chiamo casa”.



