Insediata la nuova Consulta nazionale di Anci. «Siamo la soluzione e non il problema di questa Italia che si spopola», ci dice il neo coordinatore, Alessandro Santoni. Ma nell’agenda del nuovo organismo sembrano mancare alcune politiche di comunità che, invece, potrebbero fare la differenza
di Gabriella Debora Giorgione su VITA NO PROFIT
Aree interne e piccoli comuni, si riparte da un coordinamento condiviso e da una mappa che qualche tempo fa pur era stata abbozzata e che aveva un nome-programma: l’AgendaControesodo, nata nel 2017 dopo le parole pronunciate dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, all’Assemblea annuale dei piccoli comuni dell’Anci-Associazione nazionale comuni italiani
La definirono come un sistema per attuare “Nuovi assetti e politiche per il sistema locale” perché, come sottolineato da Mattarella «Il tema delle aree interne e dei piccoli Comuni, che amministrano oltre il 50% del territorio nazionale, con 10 milioni di abitanti e un patrimonio ambientale, produttivo, culturale di valore inestimabile, è decisivo per l’intero Paese. Tremila Comuni sono sostanzialmente disabitati. Molti altri lo sono scarsamente. Territori non più presidiati. Aree non più coltivate o comunque non utilizzate, destinate a diventare da risorsa un problema. Lo Stato appare in ritirata da questi territori dove non si produce più ricchezza e, dunque, la gente non può più vivere. Sono questioni non superabili con misure di mero riordino amministrativo. Si tratta di una grande questione nazionale di cui occorre prendere maggiore coscienza per attivare conseguenti politiche domestiche ed europee. Il nostro Paese non sarebbe più se stesso senza questi beni».
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