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Presentazione a Napoli di “Periferie liquide” a cura di Monica Buonanno

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di Gabriella Debora Giorgione
 
«Le periferie sono comete», dice Angelo Moretti, presidente della Rete Economia civile “Sale della Terra” nella prefazione de Periferie liquide, De Nigris Editore, curato da Monica Buonanno, già assessora al Comune di Napoli, presentato sabato a Napoli.

“Periferie liquide” è un racconto che si basa su una volontà precipua: dare la parola a chi le periferie le vive e le ha vissute, questo testo ha un chiaro desiderio di raccontare cosa davvero siano le periferie italiane, almeno quelle che qui vengono prese in esame, e di mettere in chiaro cosa si è fatto di buono per il loro cambiamento. Seguendo i criteri della valutazione “costruttivista dei processi sociali” , l’opera curata dalla tenacissima Monica Buonanno parte da un presupposto: ci sono racconti di straordinari successi in periferia; poi aggiunge un’analisi : come ci siamo arrivati a quel successo? Un racconto inverso rispetto ai soliti trattati ed ai manuali delle politiche sociali , perché non parte dal problema, ma viviseziona la soluzione trovata pazientemente e faticosamente, costruita negli anni da comunità poliedriche di operatori sociali e professionisti di tutti i tipi, architetti, politici, sociologi, assistenti sociali, maestri di strada, cooperatori, volontari, impiegati e dirigenti pubblici, pensionati e studenti, disoccupati ed occupati, non esalta nessuna di queste figure, ma punta a dire “se ce l’abbiamo fatta qui, allora si può fare anche là”, basta volerlo . Il libro dice anche altro: le novità non arrivano dal centro. Dal centro del pianeta, dal centro città, dalle city e dalle downtown non emerge il nuovo che avanza, lì semmai abbiamo la possibilità di studiare la vita che cerca di conservarsi, ma se vogliamo capire il mondo che verrà è nelle periferie che dobbiamo investire il nostro tempo, fisico ed intellettuale.

Ma se è così, se il nuovo che avanza arriva dai luoghi lontani dal centro cittadino, allora è giusto definire “periferia” la periferia?

Non vogliamo aggiungere altro perché dalla prefazione all’indice questo libro appassiona, lega, costringe alla riflessione ma “libera” chi lo legge. Sì, avete letto bene: “libera”.
Libera dal sentiment di essere periferia e quindi periferici, non visti, non capaci.
Libera dalla convinzione di non poterci arrivare mai, di gettare la spugna, di lasciare tutto e dire “tanto non cambierà mai niente”.
In qualche modo, “Periferie liquide” può, dunque, essere cometa, indicare il cammino, illuminarci il cielo delle idee e degli exempla come quello dello Zen che qui a Palermo è da sempre il paradigma del “non ce la faremo” e che, invece, adesso ha invertito il suo destino grazie alla tenacia di chi, dall’Ente pubblico, ha rivendicato spazio, bellezza, procedure, lotta, visione.
Ecco, vi consigliamo di leggere questo libro “all’ingiù”, partendo dalla narrazione che Angela Errore fa di questo quartiere e del suo progetto. Partiamo dal Sud, in questa scoperta delle periferie-cometa.
 
Non è un caso che proprio qui, a Palermo, nel marzo 2017 ha cominciato la sua strada il nostro Manifesto per una Rete dei Piccoli Comuni del Welcome, primo firmatario l’allora sindaco Leoluca Orlando che ci presentò Angela Errore e il Garante Lino D’Andrea con i quali cominciammo il nostro progetto PFP con Budget educativi.
Non è un caso che con Angela Errore abbiamo cominciato un cammino importante all’interno del Sistema Accoglienza Integrazione-Sai Comune di Palermo.
 
Per dirla con l’etnografa Marianella Sclavi, una delle più grandi esperte di progettazione partecipata e gestione creativa dei conflitti: “Ci sono là fuori, non solo nei quartieri, ma anche nelle istituzioni, una quantità di potenzialità latenti che, quando si presenta l’occasione, si manifestano attraverso la disponibilità di tutta una serie di persone concrete e nelle più diverse posizioni sociali a dare fiducia, a rischiare, a credere in questa impresa impossibile che è il coinvolgimento democratico dei diretti interessati nella indagine e progettazione del territorio in cui vivono” (Sclavi, 2002). Per fare questa “esperienza bisognerà uscire dalla lettura dei “casi”, anche di successo, per legare le “storie”, ed apprendere dall’esperienza concreta fatta con gli altri, unica ed irripetibile, al centro come in periferia, conclude Moretti.
 
Ci vediamo allo Zen-cometa.
 

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