È partito da Pietrelcina il primo appuntamento italiano della Welcoming Week, la settimana internazionale dedicata alle comunità che scelgono di essere luoghi aperti e inclusivi. Il convegno inaugurale – “Una riflessione sul valore dell’accoglienza nel sistema SAI” – ha offerto la voce a sindaci, amministratori e rappresentanti istituzionali che hanno raccontato esperienze, difficoltà e successi di un modello che mette la persona e i territori al centro.
L’incontro è stato moderato da Gabriella Debora Giorgione, direttrice della comunicazione della Rete dei Piccoli Comuni del Welcome.

Pietrelcina, la scelta coraggiosa
Ad aprire i lavori è stato Salvatore Mazzone, sindaco di Pietrelcina, che ha ricordato l’adesione al progetto di accoglienza già nel 2017, in un momento storico non facile. «Abbiamo fatto una scelta che richiedeva coraggio – ha detto – ma che si è rivelata un’occasione di crescita per tutti». Nel suo racconto, l’integrazione si è tradotta in nuove imprese sociali, collaborazioni virtuose e addirittura in una cooperativa di comunità, Ilex, fondata insieme da residenti e migranti. Un esempio di come accoglienza significhi rigenerazione sociale e territoriale.

L’esperienza dei piccoli comuni
Sulla stessa linea gli interventi di altri sindaci della Rete del Welcome:
Rino Ricciardelli, Santa Paolina: l’obiettivo era trasformare residenti e migranti in un’unica comunità, scelta che ha dato frutti positivi.
Luca Apollonio, Sassinoro: il SAI ha permesso di tenere aperta la scuola dell’infanzia e ha dato vita alla cooperativa di comunità Conlaboro.
Lucilla Parisi, Roseto Valfortore: dopo difficoltà iniziali, oggi famiglie migranti sono parte integrante del paese.
Simone Paglia, Campolattaro: con l’Albergo Diffuso gestito da persone con disabilità, l’accoglienza diventa inclusione e solidarietà.

Cristina Passacantando: l’evoluzione del SAI
Con uno sguardo di lungo periodo, Cristina Passacantando dell’Ufficio di direzione del Servizio Centrale SAI ha ripercorso la storia del sistema, nato negli anni ’90 e oggi punto di riferimento per l’integrazione diffusa.
«Il vero obiettivo – ha sottolineato – è accompagnare i beneficiari verso l’autonomia, mentre la comunità si arricchisce. Ogni progetto è unico, costruito sulle esigenze del territorio, ma tutti condividono la stessa finalità: diventare un tesoro per tutti».

Gianguido D’Alberto: il SAI come unico modello efficace
«Il SAI non è solo l’unico sistema esistente, ma l’unico che funziona davvero», ha affermato Gianguido D’Alberto, sindaco di Teramo e delegato Anci all’Immigrazione.
Per D’Alberto, il SAI è «storia e storie», centrato sulla persona e sui principi costituzionali. Ha richiamato la necessità di sostenere i piccoli comuni, coinvolgere le Regioni e valorizzare il capitale narrativo del sistema: «Senza racconto, il SAI resta solo numeri. Invece le storie di accoglienza parlano a tutti e convincono più di qualsiasi statistica».

Angelo Moretti: accoglienza come sviluppo
A chiudere la riflessione, Angelo Moretti, presidente della Rete di Economia civile Sale della Terra, ha allargato lo sguardo: «Accoglienza non significa solo migranti, ma capacità di prendersi cura delle fragilità. È il presupposto dello sviluppo».

Un filo comune: accoglienza come scelta di futuro
Esperienze diverse, ma unite da un filo conduttore: l’accoglienza come motore di comunità, di coesione sociale e di rigenerazione dei territori. Che si tratti di scuole, cooperative di comunità, reti tra comuni o storie personali, il SAI e il modello del Welcome dimostrano che l’inclusione non è un costo, ma un investimento sul futuro.






