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La Rete “Sale della Terra” piange la scomparsa di Alieu Kamyi, il ragazzo che sapeva sognare

Era entrato a far parte del SAI “Sale della Terra” San Bartolomeo in Galdo il 22 agosto del 2022 Alieu Kamyi e a settembre aveva già, autonomamente, trovato lavoro in un’impresa che produce infissi. Aveva un regolare contratto.
Solo un anno dopo, a luglio, aveva fatto l’inserimento abitativo sempre a San Bartolomeo, dove viveva in un’abitazione con altri due ragazzi extracomunitari.
Tra le tante lingue che parlava, Alieu aveva imparato anche l’italiano. Avrebbe dovuto sostenere l’esame di terza media. Aveva sfidato il mare. Aveva sfidato la tratta dei migranti. E aveva vinto.

Ma il 6 luglio è stato ritrovato senza vita tra i campi del Monte Pugliano, sul versante di San Salvatore Telesino. Sulla sua morte sono ancora in corso le indagini degli inquirenti. Da una prima ricostruzione sembrerebbe che il ragazzo, 25 anni, si fosse arrampicato su un traliccio e che, rimasto folgorato, sia caduto da un’altezza di circa 14 metri. Una notizia che ha scosso tutti quanti lo conoscevano oltre che la sua ‘nuova’ famiglia che era diventato il Sai.

“ , . , ℎ – racconta Valentina Iampietro, psicologa del Sai di San Bartolomeo – , , ’ . ’, ℎ, , . ℎ ”.
Con la voce rotta dal pianto, la dottoressa Iampietro ci ha raccontato del “percorso lineare” di Alieu, di un ragazzo con un passato pesante alle spalle rispetto al quale manteneva una certa riservatezza. “Ci ha raccontato solo di aver lasciato il Gambia molto presto, all’età di 14 anni. Pare che, morta la madre, la seconda moglie del padre lo maltrattasse”.

Via dal Gambia, via, in mare, verso l’Italia, verso la speranza di una vita nuova. Una vita migliore. Una vita che non può spegnersi in quello che, a oggi, sembra sia stato un terribile incidente. Non si sa perché si sia arrampicato su quel traliccio, né se stesse lavorando per qualcuno. Non si sa cosa abbia pensato negli ultimi istanti di quella che ormai era diventata la sua nuova vita. Una vita sognata, ricercata e rincorsa. Quello che resta è lo sgomento, lo sgomento profondo per una morte che ha straziato il cuore di tutti.
Quello che resta è il ricordo di un ragazzo sempre pronto a sorridere, sempre pronto a rendersi utile. Un ragazzo a cui la sofferenza provata non aveva inaridito il cuore ma che, invece, proprio di quella sofferenza aveva deciso di fare la sua marcia in più, il suo monito e il suo sprone verso la felicità.

di Serena Finozzi
Area Comunicazione “Sale della Terra”

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