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L’integrazione di Nurnobee

Un bravissimo ragazzo. Tutti parlano così quando si riferiscono a Nurnobee, bengalese classe 1995, accolto presso il Sai di Pietrelcina a luglio del 2023. Da allora il giovane, ormai ex beneficiario del centro d’accoglienza sannita, ne ha fatta di strada. Una strada sicuramente in salita, sicuramente non semplice, ma altrettanto sicuramente ricca di successi e soddisfazioni. Si è fatto subito voler bene da tutti, probabilmente per via del suo sorriso, del suo carattere solare e della sua ‘contagiosa’ voglia di fare. Una determinazione tale, la sua, che ha subito trovato lavoro in un ristorante cittadino facendosi apprezzare in men che non si dica per la sua serietà e simpatia. Nonostante il lavoro e nonostante fosse perfettamente integrato anche all’interno del Sai coordinato da Valeria Crafa, Nurnobee ha deciso, a gennaio del 2024, di lasciare la città per partire alla volta di Bologna dove si erano stabiliti alcuni suoi connazionali. Ma dopo appena tre giorni trascorsi nel capoluogo romagnolo, il ragazzo, vittima anche di una truffa e ‘disorientato’ dal caos cittadino, ha deciso di fare ritorno a Pietrelcina, il posto che gli è entrato nel cuore e che lì gli è rimasto. A Pietrelcina ha ripreso subito a lavorare nel ristorante che aveva lasciato e, poco dopo, ha anche trovato un’abitazione dove attualmente vive.

“Nel giro di pochissimo – racconta Eleonora Capuano, assistente sociale del Sai di Pietrelcina – anche i proprietari di casa si sono affezionati a lui tanto da farlo sentire parte integrante della loro famiglia. Proprio ieri – aggiunge – ci siamo sentiti e mi ha raccontato che lo invitano anche per cena e che quando non va a lavoro spesso vogliono che vada da loro. Nurnobee è un esempio per tanti suoi connazionali che entrano a far parte del nostro progetto d’accoglienza – ha concluso Eleonora – Dice a tutti di fidarsi di noi operatori e delle persone in generale perché a Pietrelcina si sente a casa”. Un esempio perfetto di integrazione quello di Nurnobee, un ragazzo ben consapevole e fiero del percorso fatto fino ad ora ma volenteroso e deciso a fare sempre di più e sempre meglio.

“Prima facevo il lavapiatti – racconta il 29enne bengalese non senza un pizzico di orgoglio – ora sono aiuto cuoco”. Del suo passato preferisce non parlare. Il suo sguardo, ora, è rivolto esclusivamente al futuro che si sta costruendo e al coronamento dei suoi sogni. “Tra i piatti che mi piace preparare di più ci sono l’antipasto casereccio, le verdure alla griglia e la carne. Adoro il mio lavoro e mi trovo benissimo con i miei colleghi. Anche la cucina italiana mi piace molto. Sono bravo pure con le faccende domestiche – aggiunge – lavo, stiro e tengo sempre tutto in ordine. Mi piace prendermi cura della mia casa”. Felice dell’autonomia conquistata, Nurnobee è profondamente grato alla vita e a chi gli ha consentito di scrivere pagine nuove della sua storia: “Qui a Pietrelcina sono tutte brave persone. La città è bellissima e tranquilla. Grazie agli operatori del Sai ho imparato tante cose, l’italiano soprattutto. Oggi parlo bene la lingua e riesco anche a relazionarmi con i turisti oltre che con i miei colleghi ed amici”.

Sì, perché Nurnobee prima che operatori all’accoglienza e assistenti sociali ha trovato amici nell’equipe del Sai, così come sul posto di lavoro e nei proprietari di quella che è diventata la sua casa. Gli è stato insegnato l’amore, quello che probabilmente non ha mai conosciuto in tutta la sua vita. Quello che “non colpisce in faccia mai”, come canta Ermal Meta nei versi della canzone “Vietato morire” che Nurnobee ha scritto di suo pugno su un cartellone da appendere alle pareti del centro d’accoglienza. “E’ un ragazzo d’oro – commenta Valeria Crafa, coordinatrice del Sai – dal cuore grande e sempre attento ai bisogni dei suoi amici e di noi operatori. Ha sempre la parola giusta al momento giusto. Il suo è stato un percorso non lunghissimo, ma pregno di impegno e soddisfazioni. Alla fine del suo viaggio nel Sai, decise di andare al nord, a Bologna. Lo salutammo tutti con grande dispiacere ma contenti per lui. Ma pochi giorni dopo, lo ritrovammo in ufficio con un gran sorriso: aveva scelto di ritornare qui, nel paese che lo aveva accolto, dai suoi amici, dal suo vecchio datore di lavoro che lo aspettava a braccia aperte. E’ proprio vero: l’amore, l’accoglienza, la vicinanza che ti danno i Piccoli Comuni del Welcome non te la dà nessuno”.

 

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