‘Il Centro del Welcome’ ha raggiunto importanti risultati in pochi mesi di attività. Il progetto, finanziato dall’Unione Europea, supporta 86 beneficiari, tra cui 7 minori stranieri non accompagnati (MSNA) tra gli 11 e i 17 anni, 14 ‘Sentinelle’ attive nelle aule studio di Benevento e Vitulano, 6 operatori, 3 educatrici, 2 professionisti e la coordinatrice Maria Francesca Ocone.
Il Centro si rivolge a persone in condizioni di povertà educativa, spesso associata a difficoltà socio-economiche e linguistiche, che presentano quindi bisogni educativi speciali e in molti casi ha intercettato con successo la necessità di fornire supporto a ragazzi con disturbi specifici dell’apprendimento.
Attraverso Progetti Formativi Personalizzati, il Centro ha accompagnato e accompagna tuttora i ragazzi in un percorso di empowerment, garantendo l’accesso a servizi culturali, formativi e sportivi grazie a budget educativi mirati a ridurre l’emarginazione sociale ed economica. Un aspetto fondamentale del progetto è la sua integrazione in una rete che vede il Consorzio Sale della Terra collaborare attivamente con diverse realtà del territorio: scuole, associazioni locali, mondo accademico ed enti di formazione per operatori.
“Il Centro del Welcome – spiega la coordinatrice – ha attivato a partire dal 2023 laboratori di arte espressiva (musica, arte, teatro, danza, scrittura creativa, fotografia), attività sportive, laboratori multimediali con strumenti digitali, attività ludico-ricreative e percorsi per sviluppare competenze non cognitive-relazionali (educazione all’affettività, gestione dello stress, problem solving), oltre a laboratori di educazione digitale e potenziamento dell’apprendimento per beneficiari con ADHD”.
I ragazzi hanno mostrato particolare apprezzamento per le attività dell’aula studio, per i laboratori di street art, danza e teatro, e attendono con entusiasmo l’avvio delle attività musicali, di agricoltura sociale e di un laboratorio estetico.
“La didattica digitale – precisa Ocone – si è rivelata molto utile per acquisire competenze nell’uso di strumenti web e per affrontare difficoltà di base come la letto-scrittura, attività dedicate soprattutto ai ragazzi stranieri (che non conoscono bene la lingua) e a quelli con varie difficoltà scolastiche e di apprendimento”.
Uno dei maggiori impatti del progetto è stato quello su 15 ragazzi dal percorso scolastico e personale complesso, segnalati per loro intemperanze o aggressività, sia dalle scuole partner che da altri istituti. L’equipe educativa, composta da case manager, educatori, docenti, psicologi ed esperti in pedagogia e didattica, ha preso in carico i ragazzi sospesi offrendo loro percorsi educativi e sociali.
In molti casi, i colloqui tra scuola, famiglia e i ragazzi hanno permesso di affrontare con consapevolezza i comportamenti sanzionati evidenziando la necessità di riparazione attraverso attività di volontariato e studio.
“Dopo aver conosciuto i loro interessi – racconta l‘educatrice che si occupa della presa in carico dei ragazzi – abbiamo potuto osservare un’inedita disponibilità nell’affrontare le attività proposte. La maggior parte di loro, inoltre, ha mostrato positivi cambi di direzione sia nelle dinamiche di relazione che rispetto allo studio: alcuni hanno preso l’importante decisione di cambiare il proprio percorso scolastico avendo maturato una maggiore consapevolezza di sé”.
Tale percorso comunicato alla scuola per il tramite dei docenti coordinatori, oltre che alle famiglie, ha contribuito a realizzare un percorso di mediazione necessario per ristabilire la comunicazione tra le varie parti coinvolte. Il percorso formativo per gli operatori (formatori, Sentinelle, genitori, docenti, educatori e partner), ampliando le conoscenze del team educativo, ha raggiunto l’obiettivo di rafforzare il gruppo, creando così un senso di appartenenza e una squadra che affrontasse insieme territori educativi inesplorati.
“La formazione – racconta Ocone – ha contribuito alla consapevolezza della necessità di calarsi nei panni dell’altro, di contribuire alla cura dei luoghi e delle persone, e soprattutto di diventare dei facilitatori del percorso educativo. Abbiamo riflettuto sulle competenze necessarie per comunicare e sui limiti che, se riconosciuti ed esplorati, possono trasformarsi in opportunità. Il lavoro si è basato sull’ascolto di sé e degli altri, per conoscere a fondo le persone con cui lavoriamo e metterci realmente nei loro panni”.



