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Casa di Esther, a Benevento un rifugio che ricostruisce vite: il cuore del progetto “Fuori Tratta”

Nel territorio di Benevento, la Casa di Esther rappresenta molto più di una semplice struttura di accoglienza: è un luogo di rinascita per donne che hanno vissuto esperienze di tratta e sfruttamento. Nata nell’ambito del progetto “Fuori Tratta”, la casa-rifugio accoglie oggi quattro donne di diverse nazionalità, offrendo loro un percorso concreto verso l’autonomia e la dignità.

Ricostruire sé stesse, passo dopo passo

Il primo obiettivo della Casa di Esther è la ricostruzione dell’identità personale. Le donne accolte arrivano spesso da contesti di grave vulnerabilità, segnati da violenza e sfruttamento. Per questo, il percorso di presa in carico parte da un lavoro profondo su sé stesse, sulla consapevolezza e sulla riappropriazione della propria storia.

Successivamente, l’équipe multidisciplinare attiva percorsi individualizzati, calibrati sulle esigenze specifiche di ciascuna beneficiaria. Attualmente, oltre alle quattro donne accolte in struttura, sono attive cinque prese in carico territoriali, con programmi che includono supporto socio-legale, assistenza psicologica, interventi sanitari e percorsi di integrazione.

Le storie in cammino raccontano di progressi concreti: una giovane donna proveniente dalla Costa d’Avorio è pronta ad avviare un tirocinio presso un centro estetico; un’altra ha già raggiunto una stabilità lavorativa con un regolare contratto in un noto hotel di Benevento. C’è poi chi, arrivata da poco e con una formazione da infermiera nel proprio Paese, si sta dedicando allo studio della lingua italiana e alla preparazione per la Commissione territoriale. Infine, un’altra beneficiaria è ormai prossima all’uscita dal progetto, pronta a intraprendere un percorso autonomo di vita e lavoro.

Accanto ai percorsi individuali, la casa promuove momenti di condivisione e crescita collettiva: ogni giovedì, ad esempio, si svolge un laboratorio di artigianato creativo, occasione per sviluppare competenze, rafforzare l’autostima e costruire relazioni.

Un’équipe multidisciplinare al servizio delle persone

Il lavoro della Casa di Esther si fonda su un’équipe articolata e altamente qualificata. Ne fanno parte la coordinatrice di progetto, l’operatrice legale responsabile dell’area antitratta, la psicologa, l’assistente sociale e due mediatrici linguistiche, una anglofona e una francofona. Queste figure accompagnano le beneficiarie in ogni fase del percorso, supportandole anche nell’orientamento sul territorio.

L’organizzazione interna prevede riunioni operative ogni quindici giorni, mentre con cadenza mensile la coordinatrice e la responsabile legale si confrontano con la delegata al welfare del Consorzio Sale della Terra per monitorare l’andamento complessivo del progetto. Fondamentale è anche l’attenzione alla formazione continua: l’équipe partecipa a percorsi promossi da enti esterni e organizza momenti formativi rivolti sia agli operatori interni sia ad altri soggetti del territorio.

Parallelamente, vengono promosse iniziative di sensibilizzazione aperte alla cittadinanza, alle scuole e ai contesti formativi frequentati da persone straniere, con l’obiettivo di diffondere consapevolezza sul fenomeno della tratta.

Un fenomeno in trasformazione

L’osservazione dei casi sul territorio provinciale evidenzia alcuni cambiamenti significativi. Si registra una prevalenza di vittime di tratta e sfruttamento sessuale provenienti dall’Africa francofona, spesso con percorsi migratori che includono Tunisia e Libia, mentre appare in diminuzione il fenomeno legato alle reti nigeriane.

Emergono inoltre con maggiore evidenza situazioni di sfruttamento lavorativo che coinvolgono persone provenienti da Bangladesh, India e Marocco. Un altro dato rilevante riguarda la trasformazione delle modalità di sfruttamento sessuale: diminuisce la prostituzione su strada, mentre aumentano le attività svolte in contesti privati, come appartamenti o strutture chiuse.

La rete territoriale e i meccanismi di referral

La Casa di Esther opera all’interno di una rete multiagenzia che consente l’emersione e la presa in carico delle vittime. I principali invii provengono da Commissioni Territoriali e Tribunali, ma anche da progetti SAI, avvocati e altri soggetti del territorio. Rimane tuttavia la necessità di rafforzare la collaborazione con Questura e servizi sociali, le cui segnalazioni risultano ancora limitate.

Numerosi sono i protocolli attivi, che coinvolgono enti del territorio come l’Ordine degli Avvocati di Benevento, il Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti (CPIA), cooperative sociali, enti di formazione e realtà del terzo settore. Questa rete consente di offrire alle beneficiarie opportunità concrete di formazione, assistenza sanitaria e inserimento lavorativo.

Un impegno che va oltre l’accoglienza

L’ente attuatore, la cooperativa sociale “Il Melograno”, opera in sinergia con il Consorzio Sale della Terra e con una rete più ampia di progetti e realtà dell’economia civile. L’obiettivo è duplice: favorire l’identificazione delle vittime di tratta e promuovere percorsi efficaci di reinserimento socio-lavorativo.

La Casa di Esther si inserisce così in un sistema più ampio di intervento, che non si limita a offrire protezione, ma lavora per restituire alle persone strumenti, autonomia e prospettive.

In un contesto in cui la tratta di esseri umani continua a evolversi e a nascondersi, esperienze come quella della Casa di Esther rappresentano un presidio fondamentale di umanità, competenza e speranza.

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