È il ‘veterano’ dell’aula studio del progetto ‘Il Centro del Welcome’, Marco De Sciscio, 18 anni, che beneficia dei progetti portati avanti dalla Rete di Economia Civile Sale della Terra e dai suoi partner dagli anni del Covid. Prima di essere inserito ne ‘Il Centro del Welcome’, infatti, il ragazzo faceva parte di ‘PFP – Progetti Formativi Personalizzati’, pure finalizzato al contrasto della povertà educativa minorile.
“Negli anni del Covid – spiega Marco – quando si studiava in DAD, avevo difficoltà sia in termini tecnici di connessione, sia in termini strettamente scolastici, di apprendimento e attenzione. “PFP è un progetto che, all’epoca, mi fornì dispositivi per connettermi e, soprattutto, un’aula dove poterlo fare. Mi teneva fuori di casa, insomma, offrendomi un ambiente che mi ‘sollecitava’ a studiare”. Un progetto che ‘dava’ ma in cambio ‘chiedeva’.
‘PFP’, come ‘Il Centro del Welcome’, infatti, prevede la ‘stipula’ di un patto formativo personalizzato con i ragazzi in modo che si sentano comunque investiti di una responsabilità verso loro stessi e verso educatori, operatori, e tutto lo staff che in un modo o nell’altro si prende cura di loro.
“Nel mio progetto formativo personalizzato, mi veniva chiesta la frequenza se non obbligatoria quanto meno costante durante l’anno. Mi veniva fornito un aiuto concreto contro le mie difficoltà scolastiche (e non solo) ma io dovevo metterci il mio. Piano piano ho cominciato a sentirmi investito da questa responsabilità. Facevo quello che dovevo, mi impegnavo, sia per me stesso che per chi mi stava intorno, così da portare risultati per tutti”.
È da 5 anni che Marco è seguito da operatori ed educatori come Noemi Tedesco, con i quali ha stabilito un rapporto che, ormai, va al di là del versante ‘professionale’. Non solo studio e non solo voti. “La cosa più bella – spiega Marco – è che qui c’è una formazione non solo scolastica ma anche propriamente umana, educativa; si tessono relazioni significative e si ha la possibilità di socializzare anche con ragazzi stranieri, egiziani soprattutto nel mio caso. E questo è motivo di arricchimento culturale e personale”.
Raccontandoci la sua storia, Marco precisa che il momento più critico della sua giovane vita è stato
“in terzo superiore perché ho avuto importanti difficoltà scolastiche, non solo da un punto di vista didattico ma anche a livello di relazioni con i docenti. Difficoltà tali che avevo seriamente pensato di lasciare la scuola. E invece con Francesca Ocone, Anna e le educatrici come Noemi e Arianna Palumbo, ho deciso di andare avanti e pian piano sono riuscito anche a superare i miei problemi con i professori. Sono state loro, Francesca, Anna, Noemi e Arianna ad aiutarmi anche in questo, facendo da mediatori con i docenti. Quello, quello del terzo liceo, è stato un periodo difficile anche a livello personale, umano. E nei progetti di cui ho fatto e faccio parte ho trovato un aiuto a 360 gradi. Ho trovato ascolto, comprensione e sostegno, ma anche la caparbietà di chi voleva farmi ragionare e valutare razionalmente l’opportunità delle mie decisioni”.
Tirando le somme del lavoro fatto sia in aula studio che sulla sua persona, Marco riconosce:
“Sono cresciuto molto, sia in termini scolastici (anche nel senso dell’acquisizione di un nuovo e finalmente fruttuoso metodo di studio) sia a livello caratteriale. Penso a mia madre – aggiunge – Oggi vedo la felicità nei suoi occhi. Ho visto in lei un cambiamento evidentissimo, dalla disperazione e dallo sconforto che la attanagliava quando frequentavo il terzo anno all’emozione e alla soddisfazione di oggi che sto per diplomarmi”.
L’esperienza prima in PFP poi ne ‘Il Centro del Welcome’ ha portato Marco a ridisegnare e a ripensare i suoi progetti per il futuro:
“Quando pensavo al domani prima, ero determinato a lasciare la scuola a 16 anni; volevo andare direttamente a lavorare. Ma poi mi è stata prospettata la possibilità di una sorta di minilaurea o, addirittura, di un corso universitario triennale. E devo dire che è proprio quello che farò una volta terminate le scuole superiori”.
In questi 5 anni, Marco è stato protagonista di una vera e propria rivoluzione personale. E sa che tanto lo deve a se stesso ma anche a chi si è preso cura di lui e lo aiutato in un momento molto delicato della sua vita. “Sono le persone migliori del mondo – sorride – o almeno di Benevento. Appena vedono una difficoltà in un ragazzo, e non solo in noi giovani, si prodigano per dare una mano, per aiutare con ogni mezzo in loro possesso. Quanto a me, quando ho avuto problemi sia sul fronte scolastico che su quello personale, loro, tutti, mi sono sempre stati vicini, mi hanno ascoltato tanto, aiutato a prendere la strada giusta quando avevo già imboccato quella sbagliata. Per me – conclude Marco – sono punto di riferimento e lo saranno sempre. Sono persone davvero speciali e, personalmente, mi ritengo fortunato ad averle incontrate proprio quando ne avevo più bisogno”. “Abbiamo vissuto la sua crescita insieme a lui – commenta l’educatrice Noemi – siamo tutti orgogliosi e soddisfatti della sua profonda evoluzione. Marco è un ragazzo che ci ha dato e continua a darci tante soddisfazioni. E ce ne darà ancora di più quest’anno che lo vedremo stringere un diploma quanto mai sudato e voluto”.
La storia di Marco è ‘solo’ una delle tante storie che si vedono tra le aule e i laboratori de ‘Il Centro del Welcome’, il progetto coordinato da Maria Francesca Ocone che ha dalla sua un’equipe (tra ‘Sentinelle’, operatori, educatori, ma anche familiari dei ragazzi) che non si risparmia mai. Che veramente getta il cuore oltre l’ostacolo e si prodiga per sostenere e supportare i ragazzi che ne hanno più bisogno. La storia di Marco è un esempio di come, con passione, amore, competenza, empatia, ma a volte anche durezza, le situazioni possano evolvere in modi talvolta insperati e, se possibile, inaspettati.



