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Ricucire le campanelle con i Budget Educativi: la costruzione di una comunità educante per combattere la povertà educativa.

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Il 20 gennaio 2025, presso l’Istituto Professionale di Stato per l’Enogastronomia e l’Ospitalità Alberghiera “Pietro Piazza” di Palermo, si è svolto il seminario “Ricucire le campanelle con i Budget Educativi”. L’evento, organizzato per diffondere il metodo PFP (Progetti Formativi Personalizzati), ha riunito esperti, docenti e rappresentanti del terzo settore per affrontare il tema della povertà educativa e proporre soluzioni innovative.

Un seminario denso di contenuti con grande partecipazione da parte non solo dei relatori, ma anche del pubblico, che ha contribuito con un dialogo vivace e ricco di interrogativi: il ruolo e le difficoltà affrontate dalla scuola, dagli insegnanti, il rapporto con il terzo settore e il suo operato, come costruire una comunità educante che sia davvero in grado di far fronte alle sfide poste dalla povertà educativa e dalle difficoltà degli studenti e delle studentesse.

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Vito Pecoraro, preside dell’Istituto “Piazza”

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Sono tante le povertà da prendere in considerazione quando si parla di povertà educativa: povertà familiare, povertà dei contesti, povertà di risorse, povertà relazionale.

Dopo i saluti del preside dell’istituto, Vito Pecoraro, i lavori sono entrati nel vivo con l’intervento di apertura da parte di Chiara Saraceno, sociologa e presidente della “Rete Italiana di Cultura Popolare”. Cos’è la povertà educativa? Nelle sue parole, la povertà educativa si manifesta quando i diritti dei bambini a realizzarsi sono negati per assenza di risorse e opportunità, rappresentando una lesione della seconda parte dell’articolo 3 della Costituzione.

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Come affrontarla? È necessario “ricucire le campanelle”, il titolo del seminario e titolo del libro sui budget educativi che annovera tra i suoi autori Angelo Moretti, presidente della “Rete di Economia civile Sale della Terra” e fautore del metodo.

Nel suo intervento ha illustrato “PFP – Progetti Formativi Personalizzati”, il progetto finanziato da Impresa sociale “Con i Bambini” che adotta l’approccio del “budget di salute”, ovvero personalizza il percorso formativo per ogni adolescente. È innegabile che esistano disuguaglianze tra gli studenti: alla campanella di entrata diventano tutti uguali, con le stesse opportunità, per tornare alle proprie condizioni di partenza al momento della campanella di uscita, da qui la necessità di ricucire le campanelle per fare in modo che gli adolescenti possano godere tutti degli stessi diritti.

Un progetto è valido solo se la sua continuità è assicurata da una visione a lungo termine, tuttavia, è necessario superare due ostacoli per raggiungere l’obiettivo: da un lato la programmazione dei servizi sociali che somiglia a una tela di Penelope che si cuce e si disfa a causa di cambiamenti vari, ostacolando i progressi, dall’altro un certo terzo settore ha un’idea della scuola più simile a un “progettificio”, dove la scuola offre un servizio e il terzo settore formula la domanda

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Chiara Saraceno, sociologa e presidente della Rete Italiana di Cultura Popolare (in alto, in collegamento) e il Presidente della Rete “Sale della Terra” Angelo Moretti (in basso)

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Valentina Chinnici, Presidente CIDI Nazionale

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Quindi qual è il ruolo della scuola? Come sottolineato dalla presidente del CIDI nazionale, Valentina Chinnici, il dialogo con il terzo settore, seppur talvolta percepito come invasivo, può essere prezioso. La co-progettazione e strumenti come il budget educativo, che crea percorsi su misura, rappresentano soluzioni valide.
L’approccio di un formatore dovrebbe essere ispirato a Don Tonino Bello: un missionario che, come un mendicante, indica a un altro mendicante dove trovare cibo.

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Concorde anche la Garante dei diritti dell’infanzia del Comune di Palermo, Giovanna Perricone, quando afferma che la scuola rischia il sovraccarico rischiando di perdere la propria identità di luogo di apprendimento e educazione, che invece può preservare accogliendo metodologie nuove e le buone pratiche del terzo settore, il quale deve essere capace di innescare processi virtuosi, entrando in una progettazione territoriale che li contestualizzi. È necessario superare la logica del progettificio, promuovendo iniziative integrate e sostenibili nel tempo.

Sulla stessa linea anche la dott.ssa Saraceno: bisogna uscire dalla logica del progetto: scuole, terzo settore, enti pubblici, famiglie e ragazzi devono lavorare insieme, condividendo saperi e responsabilità. I giovani devono essere coinvolti attivamente, non trattati come semplici destinatari. È cruciale ascoltarli e valorizzare le loro proposte, interrogandoci sulle metodologie educative per coltivare curiosità e desiderio, che rappresentano il primo mandato educativo. Dire che i ragazzi non sono interessati è una sconfitta per tutti, quindi la personalizzazione del percorso educativo non deve essere un prodotto, ma un processo. Il Progetto Formativo Personalizzato (PFP) deve rappresentare un percorso condiviso, in cui anche le famiglie e gli studenti siano parte attiva.

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Daniela Sortino, Presidente CIDI Palermo

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La presidente di CIDI Palermo, Daniela Sortino, sottolinea che la personalizzazione deve essere un concetto centrale per chi opera nella scuola, ovvero la presa in carico di ogni studente, indipendentemente dal rendimento scolastico, affinché nessuno sia escluso. Il terzo settore non deve essere visto come un intruso, ma come un partner in un processo educativo condiviso. Per questo, è essenziale la collaborazione tra consiglio di classe, docenti e coach, per costruire percorsi individuali che valorizzino ogni studente. Ricordando il verso di Danilo Dolci “ciascuno cresce solo se sognato”, afferma la necessità della scuola di partire dai sogni degli studenti per garantire un’uguaglianza reale, offrendo condizioni adeguate per la loro crescita.

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Foto: Antonio Gervasi

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