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NESSUN DORMA! Non sono figli di altri, sono i nostri figli e ne siamo responsabili

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400° FESTINO DI SANTA ROSALIA, mons. Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo, grida scuotendo i palermitani e i politici sulla “nuova peste” che uccide le nuove generazioni e parla dritto e chiaro alla mafia e ai mafiosi. 
Non appena il Volo atterra sulle ultime note di “Nessun dorma” della Turandot, mons. Lorefice sale sul Carro del Festino al piano della Cattedrale, brandisce il microfono e grida con tutta la forza e la disperazione di cui dispone: «NESSUN DORMA, NESSUN DORMA! davanti a questa nuova peste che sta uccidendo i nostri figli».
 
La responsabilità della comunità educante 
«A chi vogliamo lasciare la nostra città, i nostri quartieri, le nostre case, le nostre strade? A questa nuova peste che, sotto i nostri occhi, camuffata di normalità e di ineluttabilità, sta contagiando i nostri giovani, cioè i nostri figli e nipoti, a Ballarò come al Cep, a Bagheria come a Termini imerese?! Questa tremenda peste entra nelle nostre case, nelle nostre scuole, nei luoghi di ritrovo dei giovani, nei luoghi di divertimento e dello sport. Ci invade sotto i nostri occhi. Si diffonde come cosa ordinaria il consumo di crack e di altre droghe come il fentanyl, aggiunto all’eroina. Neonati ricoverati per overdose. Giovani piegati o stramazzati a terra. Esaltati, o depressi. A Palermo si abbassa anche l’età dei consumatori di droga. La prima dose si consuma anche a dieci anni. Penso a Ballarò e alle sue stradine, dove vediamo ragazzini e giovani distesi sui marciapiedi con lo sguardo perso, con gli occhi dello sballo da crack. Ragazze costrette a vendere i loro corpi per racimolare il prezzo di una dose. Non sono figli di altri, sono i nostri figli e ne siamo responsabili. Giovani, bambini, adescati per farli diventare dipendenti. Schiavi. Manipolabili. Consumatori. Un termine che ha preso il sopravvento tra noi adulti, tra noi educatori, genitori, quanti abbiamo responsabilità formativa. Consumo. Profitto. Libertà illimitata, senza responsabilità, senza doveri. Il nulla e il vuoto», tuona il pastore della Chiesa palermitana.
 
Ai mafiosi: Rosalia non sarà mai con voi!
Dal Carro di Rosalia, Lorefice va giù duro contro la mafia e i mafiosi e ci ricorda il discorso di Giovanni Paolo II del marzo 1993 ad Agrigento: «A chi vogliamo lasciare la nostra Città? Al crimine, alla violenza, all’indifferenza, agli disumanizzati e disumanizzanti e perversi uomini e donne della mafia, oppure a un ritrovato senso comunitario della vita, alle istituzioni dello Stato deputate a rendere umana la città, a promuovere il bene di tutti, la giustizia e la pace?
 
L’organizzazione mafiosa sta tentando di ritrovare nuove risorse attraverso il rinnovato impegno nel campo del traffico di stupefacenti. Gridiamo forte stasera nel Festino di Rosalia il nostro desiderio di riscatto dalla mafia. A viso aperto. A cielo aperto.
No alla mafia. Sì ai nostri figli. Convertitevi anche voi mafiosi. Rosalia non sarà mai con voi. Vi rinnega. Sarà sempre dalla parte delle vittime. Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Pino Puglisi e tutti i martiri della giustizia e della fede ci hanno aperto gli occhi e il cammino del riscatto dalla vostra stupida tracotanza».
 
E’ passato un anno e ancora nulla! Il richiamo alla politica.
«Ai politici, agli amministratori della Città e della Regione, al Presidente dell’Assemblea regionale e al Presidente della Regione, agli Assessorati competenti (Istruzione, Sanità e Famiglia) alla Commissione bilancio, chiediamo con forza e determinazione che si adoperino concretamente e celermente ad approvare il Disegno di
Legge, nato dalla strada, da incontri fecondi di amore alla città, a Ballarò, per la prevenzione e il trattamento delle dipendenze patologiche. Decreto che io stesso ho consegnato l’anno scorso a luglio, insieme alle diverse realtà civili, ecclesiali e universitarie, che lo hanno stilato. E’ passato un anno e ancora nulla; è passato un anno e ancora nulla!»
 
Come “Sale della Terra” abbiamo sentito forte questo richiamo al “Nessun dorma”.
Siamo impegnati nei territori italiani – e da un anno anche qui in Sicilia – ad operare con i budget educativi per contrastare la dispersione scolastica e la perdita di chance dei minori; ad accogliere persone migranti e persone vulnerabili in sistemi pubblici di accoglienza e attraverso progettazioni personalizzate che promuovono la capacitazione e le capacità facendo emergere le competenze delle persone; ad attivare nei piccoli comuni i patti per la presa in carico olistica delle comunità che si rigenerano anche attraverso il recupero di terre abbandonate sottratte allo sfruttamento intensivo e al caporalato.
Da ieri sera, sentiamo ancora più forte questa responsabilità.
Ringraziamo Radio Spazio Noi per averci concesso le fotografie che vedete.
 
da Palermo, GDG

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