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La mostra fotografica del Borgo Sociale, in occasione dei 100 anni dalla nascita di Basaglia. Interventi, testimonianze, racconti.

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“Il Borgo Sociale Roccabascerana è un luogo dove stiamo provando a realizzare concretamente dei sogni”, le parole di Anna Serenelli, responsabile terapeutica del Borgo, per presentare la mostra fotografica “Linguaggi, Identità e Gruppo: l’arte come cura nella salute mentale” presso il Palazzo San Domenico di Benevento.

Immaginare l’obiettivo della macchina fotografica “come un occhio esterno” che ci consente di entrare “nella parte più profonda di sé, per cogliere le proprie emozioni più recondite, interpretarle e riconoscerle nella fotografia per, infine, elaborarle come stati affettivi all’interno di momenti gruppali”, lo scopo della mostra fotografica curata da Lello Campanelli descritta da Loredana Vecchi, psichiatra e supervisore di équipe del Borgo Sociale. Un laboratorio nato durante la pandemia, in un momento di chiusure quando, nel frattempo, una comunità terapeutica apriva uno spazio e i suoi pazienti scoprivano le proprie emozioni. “Entrato nel Borgo Sociale ho voluto capovolgere la didattica” – le parole del fotografo Lello Campanelli “chiedendo ai pazienti, dopo aver preparato il set, di parlare di sé nelle fotografie. Tramite l’autoscatto abbiamo fatto aprire chi di solito è chiuso in sé, raccontandosi prima attraverso le emozioni, rabbia, felicità, stupore, per poi raccontare la propria vita. La forza del loro vissuto ha fatto sì che uscissero queste foto, secondo me molto premianti, dove si sentono le vene pulsare”.

Il presidente Angelo Moretti ha aperto il convegno di presentazione della mostra, ricordando i 100 anni dalla nascita di Franco Basaglia, che ha avviato una rivoluzione nel campo della salute mentale “non sulle leggi, ma sul concetto della salute che appartiene a tutti”. Il Borgo Sociale fu pensato sul modello degli anni ’80 come struttura “per separare le fragilità dalla città e dal resto dei contesti sociali” ma quando passò sotto la nostra gestione utilizzammo la logica basagliana per ribaltarne la funzione: oggi è una casa-alloggio per alcuni pazienti ed è anche sede della Cooperativa di Comunità “Tilia” che è riuscita ad aprire a bimbi e famiglie lo spazio verde del bosco.

“Non è un caso che abbiamo insistito per parlare di questa esperienza a tutta la città”, ha affermato il presidente, che ha poi introdotto i tanti invitati a parlare. A partire dal Magnifico Rettore dell’Università degli Studi del Sannio, che ha ospitato l’incontro, secondo cui “il ruolo dell’università è di essere un motore di confronto, non si viene qui per imparare a essere solo un buon ingegnere o un buon avvocato, ma soprattutto per diventare persone, cittadini e professionisti consapevoli, e questi momenti di racconto di esperienze reali che vengono dal territorio ne sono una dimostrazione”.

Dello stesso avviso Francesco De Pierro, vice sindaco di Benevento, che ha lodato sia l’iniziativa che l’omaggio a Franco Basaglia, così come il ruolo di ogni forma artistica nella salute mentale. Il Dott. Giovanni Pietro Ianniello, presidente dell’Ordine dei Medici di Benevento, ha parlato del 1978 come “l’anno che ha permesso di fare all’Italia un salto di qualità nella sanità” ed ha affermato come il “rapporto di lunga data con Sale della Terra ci consentae di apprezzare ancor di più il lavoro presentato”.

Presente anche la d.ssa Laura Viscusi, delegata dell’Ordine Psicologi della Campania, affermando che il patrocinio dell’ordine non è solo formale ma è frutto di una concordanza di intenti nel porre al centro la dignità umana, non trattando l’individuo come un portatore di malattia ma come un individuo con i propri bisogni personali. Allo stesso modo la d.ssa Chiara Punzi, dell’Associazione Ponti di Vista, “che cerca di mettere insieme tre movimenti: salute mentale, aree interne e pratiche artistiche”.

“L’entusiasmo che si respira qui oggi è contagioso” – le parole del dott. Massimo Cecili, direttore sanitario del centro diurno SELF di Roma, nonché psicoanalista dell’IIPG, Istituto Italiano Psicoanalisi di Gruppo – “e meriterebbe di essere esportato altrove”. Per l’IIPG era presente anche Guelfo Margherita, una vera istituzione del campo della salute mentale, che ha accennato al rapporto tra follia e creatività e all’equilibro tra esse scandito proprio dalle rappresentazioni artistiche.

Guelfo Margherita è anche l’ideatore della teoria del multistrato complesso, un modello di intervento preso di riferimento al Borgo Sociale, che Anna Serenelli ha descritto come una modalità utile a “comprendere i fenomeni in un’istituzione e nel rapporto tra le istituzioni interessate”; basti pensare che gli operatori del Borgo Sociale hanno a che fare con i servizi di salute mentale, il magistrato di sorveglianza e quindi il tribunale di sorveglianza, gli ambiti, i servizi sociali, il comune di appartenenza, i carabinieri, il territorio, con la necessità di vivere una relazione continua e trovare dei punti di contatto al fine di realizzare dei percorsi ideali per ogni paziente accolto nella struttura.

Anche gli operatori del Borgo Sociale hanno portato le proprie testimonianze, che hanno risaltato l’entusiasmo dei protagonisti del laboratorio in quei giorni, quando l’imbarazzo e il timore iniziale per l’obiettivo hanno fatto presto strada alla curiosità e alla voglia di mettersi in gioco; abbiamo quindi sentito anche la voce di alcuni dei protagonisti del laboratorio, gli ospiti del borgo, che si sono aperti nel raccontare sia la loro storia che l’esperienza alle prese con la fotografia. Un momento utile a capire sia l’utilità delle attività messe in piedi ogni giorno dagli operatori – cineforum, gite fuori porta, cura dell’orto, lavori in falegnameria – delle quali la mostra è stata il “fiore all’occhiello”, sia l’importanza di discostarsi da quei luoghi che marginalizzano le fragilità; su questo punto è stata davvero toccante la testimonianza di un ospite del borgo, che ha raccontato la sua esperienza in un manicomio criminale, “trattato come una bestia e non come un essere umano”, mentre ad oggi al borgo “mi sento trattato come un figlio e come un fratello, in una famiglia che non smetterò mai di ringraziare, che fa sentire libero”.

L’evento è realizzato nell’ambito del progetto “Welcome day Hospitality”, finanziato dal Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

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